• lunedì 25 Ottobre 2021 22:20

Come da viglia, le primarie romane finiscono in polemica. Già durante la giornata prima e a spoglio in corso era stato Giovanni Caudo – oggi presidente del III Municipio ed ex assessore all’Urbanistica di Ignazio Marino, da Marino fortemente sostenuto – ad adombrare irregolarità e stranezze.

Ieri la “tafazzata” la sgancia proprio Ignazio Marino: “I risultati online danno Gualtieri e Caudo testa a testa; quelli cartacei danno risultati diversi. Per le schede chi parla di 30.000 e chi di 48.000 votanti”. Per cui, Marino domanda: “Perché non rifare lo spoglio con i candidati presenti, così si potrà confermare trasparenza del voto?”. In mattinata anche lo stesso Caudo aveva parlato di “stranieri in fila per farli votare con il santino in mano senza sapere nemmeno chi devono votare”. Un refrain già ascoltato in casa Dem: nel 2013, quando le primarie incoronarono proprio Ignazio Marino, toni simili vennero utilizzati dall’allora dirigente locale del Pd Cristiana Alicata che parlò di “solite incredibili file di nomadi che quando ci sono le primarie si scoprono appassionatissimi di politica”.

Non era in lista alle primarie – anzi le ha, per settimane, fortemente criticate come tutt’altro che trasparenti – Carlo Calenda che, però, rilanciando la denuncia/richiesta di Marino osserva come “occorrerebbe trasparenza”. Poco prima dell’ora di pranzo, però, Caudo incontra i giornalisti e stempera molto i toni: “Riconteggio schede? No. Rifare lo spoglio ai gazebo non ha senso. Il voto on line è la prima volta che si fa ed è sicuramente una modalità differente”. A questo punto interviene lo stesso Roberto Gualtieri, dall’alto del suo 60 e spicci per cento. Gualtieri invita Marino alla proclamazione e gli ricorda che al commissione di garanzia agisce “nella massima trasparenza, ci sono tutti i verbali e tutti i dati di questo voto. Marino venga a vedere i dati del voto”. Scontata la posizione del segretario romano dei Dem, Andrea Casu, che assicura “c’è stata massima trasparenza”.

A questo punto, con la certificazione della Commissione di Garanzia – composta da Luigi Zanda, Anna Finoccharo, Andrea Manzella e Cesare Salvi – Gualtieri sarà l’alfiere del centrosinistra alle comunali e si scontrerà con Enrico Michetti, candidato del centrodestra; Carlo Calenda candidato di Azione e Italia Viva; e il sindaco uscente, Virginia Raggi, ovviamente candidata per il M5S. Chi si siede da una posizione di forza assoluta è il secondo classificato a sinistra, Giovanni Caudo, che apre a Gualtieri (“mi aspetto una chiamata. Se ci fosse spazio politico per rappresentare le nostre esperienze ne parleremo. Andare ad eseguire ordini non mi interessa”) ma che nelle scorse settimane ha avviato via social un forte dialogo fatto di reciproca stima con Calenda. E un approdo di Caudo da Calenda significherebbe spostare i voti delle “vedove” di Ignazio Marino dal Pd su Calenda.

I problemi, però, in casa Dem non si esauriscono con le polemiche sull’affluenza più o meno gonfiata: c’è anche – meglio, ancora, dopo i casi parlamentari – la questione femminile. Solamente quattro candidati alla presidenza dei Municipi sono donne e di queste solo 3 sono state scelte con le primarie visto che la ricandidatura automatica senza primarie nel II dell’uscente Francesca Del Bello (insieme a quella di Amedeo Ciaccheri nell’VIII) è stata un caso politico che ha messo in crisi la coalizione di sinistra.

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