• domenica 4 Dicembre 2022 08:33

 

Non è una semplice strigliata: quella che l’Autorità nazionale Anticorruzione (Anac) riserva al Campidoglio sul Ponte della Scafa è letteralmente una frustata. E, da quanto Il Messaggero ha ricostruito, ha girato le carte alla Procura regionale della Corte dei Conti per un’analisi sul danno erariale.
Parliamo del progetto di costruire un nuovo Ponte della Scafa, fra Ostia e Fiumicino, che sostituisca quello vecchio realizzato nel 1950. Le procedure sono iniziate nel lontanissimo anno 2002 e, 20 anni dopo, non solo non si sono concluse ma sono praticamente ancora da iniziare.
E l’Anac – delibera 849 del 21 dicembre scorso, qui il testo completo in pdf – non usa mezzi termini: gestione dell’appalto “ben lontana dai principi di efficienza, efficacia, tempestività, trasparenza e correttezza”. E, ancora, “i lunghi tempi ad oggi impiegati nella gestione dell’intervento sono da ritenersi ancora più gravi se si considera che l’opera era stata ritenuta necessaria e urgente per risolvere una situazione di pesante congestionamento del traffico locale”. In più, le spese che lievitano: perizie, attese e lungaggini hanno fatto aumentare il costo dell’opera passato da un costo in appalto di poco meno di 27 milioni di euro ai 38 dell’ultima variante.
Lo scandalo va avanti da anni e lo riassume in due righe l’Anac: decisione del 2002, “progettazione avviata nel 2004, progetto definitivo approvato nel 2009, aggiudicazione della gara nel 2013, stipula del contratto nel 2018 e, a oggi, nessuna certezza sui tempi della consegna della progettazione esecutiva non ancora avviata”. Cinque anni per il progetto definitivo. Quattro per aggiudicare una gara. Altri cinque per firmare il contratto. Non c’è da sorprendersi, poi, se pareri e progetti invecchino prima ancora che si aprano i cantieri.
Anche perché negli anni il nostro Paese è bravissimo a produrre nuove norme: nel 2012 quelle sulle bonifiche dagli ordigni bellici, poi le norme antisismiche regionali e nel 2016 quelle sulle aree ad alta concentrazione di anidride carbonica. Quindi, si legge nella delibera Anac, per adeguare alle nuove norme il progetto datato 2009 è stata condotta una nuova campagna di indagini sismiche e geognostiche con il risultato di dover rifare la progettazione: “presenza di sacche di gas in pressione sul lato di Fiumicino e presenza di materiali sabbiosi a rischio di liquefazione sul lato Ostia”. E qui si inserisce la pista ciclabile, pallino dei grillini. A marzo 2020 il Comune chiede all’impresa vincitrice dell’appalto di presentare un preprogetto adeguato per fondazioni e ciclabile. Costo in aumento del 40% e progetto consegnato a giugno e poi integrato a novembre 2020.
Come Il Messaggero ha raccontato ieri, però, a questo punto i pareri che erano stati resi dai Ministeri nel progetto 2009 non sono più validi. Per cui, si ricomincia con una nuova conferenza di Servizi al quale, a parte il Comune di Roma, vengono invitati dodici soggetti fra autorità varie, soprintendenze, parchi, Comune di Fiumicino e via dicendo.
Una sequenza di stop and go che, speriamo, giunga a conclusione magari inserendo l’opera fra quelle da fare per il prossimo Giubileo.

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