• mercoledì 18 Maggio 2022 21:14

La luce o il gas non possono essere staccati perché ospedali e ambulatori Asl sono servizi pubblici essenziali. Ma il rischio che, di qui a qualche settimana, il caro bollette colpisca anche la rete sanitaria della Regione Lazio è tutt’altro che remoto.
Poco prima di natale scorso, sette aziende che avevano vinto la gara per fornire ad Asl e ospedali del Lazio gas e luce, scrivono alla Regione Lazio che aveva indetto nel 2014 e poi aggiudicato la gara un paio d’anni dopo: “i prezzi dell’energia hanno subito una decisa impennata al rialzo” e se l’effetto sui consumatori è stato attenuato dalle misure del Governo, “nulla è stato fatto per l’attenuazione dei costi nel mercato all’ingrosso al punto che le imprese hanno sopportato interamente i maggiori costi determinati dall’andamento del mercato”.
Per dare due numeri: le varie fluttuazioni del costo della luce hanno portato un incremento di circa il 120% rispetto ai prezzi ante crisi. Per il gas naturale, invece, l’aumento del prezzo di mercato è stato di circa il 250%.
Nel capitolato di appalto è previsto un meccanismo automatico di adeguamento dei prezzi che si basa sui prezzi definiti dall’Autorità dell’Energia (ARERA). Arera che, però, basa i propri interventi sui prezzi del mercato domestico che sono stati calmierati dallo Stato mentre non sono stati toccati quelli del mercato “industriale“.
Sempre per dare due numeri: le variazioni del prezzi di Arera sono state del 48% per la luce e del 37% per il gas.
Il risultato, quindi, è che l’intervento del Governo per calmierare i prezzi del consumo domestico senza toccare quello industriale ha prodotto “una forte distorsione contrattuale”.
Per questo, le sette aziende hanno chiesto – era il 20 dicembre – alla Regione una “modifica degli accordi contrattuali che consenta di pervenire a una revisione dei canoni basata sugli indici di aumento “reali”” senza tener conto, quindi, degli interventi del Governo per il mercato domestico.
Interessati dal problema sono tutti gli edifici di proprietà, inclusi gli ambulatori, delle sei Asl di Roma, di quelle di Rieti, Viterbo, Latina, Frosinone più degli ospedali Sant’Andrea, San Giovanni, San Filippo Neri e Policlinico di Tor Vergata.
Pochi giorni dopo – 14 gennaio – la Regione risponde annunciando l’avvio di un’”attività di analisi” da concludere “in tempi brevi” e il 9 febbraio avanza un proposta economica che, però, viene respinta dalle aziende.
Passano le settimane e si arriva al 9 marzo quando la Regione taglia la testa al toro: “gli interventi del Governo incidono su componenti non negoziabili del costo” dell’energia .quindi “anche alla luce della auspicata temporaneità degli aumenti dei prezzi” la Regione non può rivedere i criteri di aggiornamento dei costi ma rimanda alle singole Asl e Ospedali per la verifica degli “effettivi consumi registrati”.
Contattata, la Regione chiarisce ulteriormente: “Noi riconosciamo gli adeguamenti ma non possiamo rettificare la formula di indicizzazione in modo strutturale. Possiamo invece riconoscere un compenso extra aggiuntivo in base al maggior costo dei consumi effettivi. Questo a tutela dell’Amministrazione considerato che il contratto ha una durata di 9 anni e gli aumenti energetici ci auguriamo avranno natura temporanea”.
Le aziende, però, non ci stanno. E la spiegano in modo piuttosto semplice: “noi forniamo alle Asl e agli ospedali non solo la materia prima, cioè l’energia elettrica e il gas naturale, ma anche i servizi di manutenzione. Se non giungiamo a un accordo, saremo costretti a ricorrere al giudice per chiedere l’annullamento del contratto per sopravvenuta onerosità eccessiva”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.