• mercoledì 18 Maggio 2022 22:42

Quattro mila posti di lavoro persi in due anni, perdite economiche per un centinaio di milioni di euro al mese, oltre 200 hotel che, da marzo 2020, non hanno più riaperto i battenti. Su 1200 circa strutture presenti a Roma. E altrettanti hanno riaperto o stanno riaprendo ma fra mille difficoltà e con molti licenziamenti. E, sperando che non accada altro, almeno un altro biennio per tornare ai livelli precrisi.
Questo è il quadro sintetico dei numeri più impattanti della crisi sul settore turismo a Roma.
Noi rappresentiamo circa il 12 per cento del Uil cittadino”, spiega Giuseppe Roscioli, presidente di Federalberghi, che aggiunge: “questa crisi è un macigno enorme sul settore”. E giù due numeri: “a causa delle restrizioni dovute alla pandemia, tutta una serie di Paesi come la Cina, il Giappone, l’intero Sud-Est asiatico, la Corea, hanno ancora il divieto di uscita per i loro cittadini. Poi la guerra fra Russia e Ucraina. Il risultato è che questi Paesi “pesano” il 50% dell’intero settore turistico straniere. E, per giunta, sono quei turisti che definiamo “alto spendenti” perché vanno quasi sempre in hotel di pregio, mangiano in ristoranti e non sulle scale di piazza di Spagna, si muovono con i pulmini a noleggio”.
E questo turismo manca dal 2020. Con conseguenze pesantissime sul comparto. “In termini economici noi stimiamo in un centinaio di milioni la perdita economica mensile”, dice ancora Roscioli.
L’impatto maggiore però è quello che si registra sui posti di lavoro. “Il nostro conto è che si siano persi in due anni oltre 4mila posti”.
Il computo comprende i contratti a termine che, scaduti in piena pandemia, non sono stati rinnovati e “sono quelli che definiamo le perdite silenziose perché non finiscono sui giornali”.
Ci finiscono invece i grandi alberghi: nelle ultime settimane lo stato di crisi ha portato a una serie di licenziamenti e vertenze. Oltre 300 lavoratori licenziati: 164 dall’Hotel Sheraton, 51 dall’Ambasciatori di via Veneto; 47 dal Majestic e 41 dal Cicerone. Sono camerieri, addetti ai piani, receptionist, chef, barman che sono rimasti a casa.
Più i numeri dei piccoli alberghi, “quelli che spesso non sono neanche rilevati nelle statistiche ma che sappiamo che sono in difficoltà”, quei piccoli hotel a due o tre stelle, in zone centrali, poco più che pensioncine ma che erano posti di lavoro.
“Noi abbiamo fatto un calcolo che non è poi tanto dissimile da quello che molte compagnie aree hanno stilato nelle scorse settimane. Mettendo in fila la restrizioni, la guerra, i tempi per far arrivare ai singoli gli effetti delle ripartenza, noi pensiamo che prima del 2024 sarà difficile tornare ai livelli del 2019”.
Da un punto di vista economico, poi, pesa la fine della Cassa Covid: il 31 marzo questo contributo statale è stato dichiarato concluso insieme a tutti i provvedimenti legati all’emergenza Coronavirus. Quindi, ora le eventuali casse integrazioni per i lavoratori ricadranno sulle spalle delle singole aziende.
Noi abbiamo chiesto interventi governativi e anche al Comune. Per esempio – argomenta ancora Roscioli – a noi è stata fatta pagare la Tariffa rifiuti per intero anche quando gli hotel erano chiusi. Capisco che siano previsioni di legge ma così si finisce per penalizzare il settore quando ce ne sono altri che in questi due anni sono riusciti a moltiplicare i loro guadagni. Capisco che la coperta sia corta anche per il Comune e che se sconti la Tari a me hotel poi quesi soldi vanno rimessi. Ma forse si possono chiedere a chi in due anni ha aumentato i fatturati”.
Giusto un paio di giorni fa, in Consiglio regionale, su proposta dei consiglieri di Fratelli d’Italia Ghera, Colosimo, Righini, Aurigemma, Maselli, sono stati approvati due proposte sulle misure per la riduzione della pressione fiscale per un valore di un milione e mezzo di euro. Si tratta dell’esenzione dal pagamento dell’Irap una serie di aziende del settore turistico (agenzie di viaggio, tuor operator, trasporto bus turistici).
A Pasqua le nostre prenotazioni indicano un afflusso di turisti che prevediamo sia al 50-55% della capienza del settore. Siamo ancora molto lontani dai tempi migliori: a gennaio il sistema è andato in blocco. Poi di nuovo un mese fa per lo scoppio della guerra in Ucraina. La nostra idea – conclude Roscioli – è che le persone siano tornate, come all’inizio della pandemia, a fermarsi e mettersi in finestra in attesa di capire cosa succederà nei tempi futuri”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.