• giovedì 30 Giugno 2022 20:40

Ancora un anno di stop, durante il quale dovranno essere rivisti gli “indici di saturazione” poi, a fine maggio 2023, si saprà come andrà a finire il divieto di apire mini market, negozi di alimentari e di vicinato nell’area del centro storico delimitata come “patrimonio mondiale dell’Unesco”.
Parliamo delle strade più belle e rappresentative del centro storico di Roma: Colosseo, Pantheon, Fori, Castel Sant’Angelo, piazza del Popolo, piazza di Spagna, piazza Navona, Campidoglio, Palazzo Farnese, Quirinale, Ara Pacis, le Basiliche maggiori – San Pietro e il Vaticano, San Giovanni, Santa Maria Maggiore, San Paolo – e le mura per quasi mille e 500 ettari di estensione.
In queste aree, con una delibera approvata nel 2018 sotto la Giunta Raggi, poi modificata nel 2019, è in vigore il divieto triennale di aprire nuovi mini market, frutterie, pizzerie, yogurterie e via dicendo.
Oggi, in Assemblea capitolina, verrà votata una delibera, predisposta dall’assessore alle Attività produttive, Monica Lucarelli, che prolunga di un anno lo stop all’apertura di nuovi negozi nel centro.
La delibera originale prevedeva un periodo di fermo alle nuove aperture di tre anni, durante il quale avrebbe dovuto essere perfezionata l’analisi dell’”indice di saturazione”, il parametro che misura la densità sul territorio di negozi dello stesso tipo.
Il divieto riguardava l’apertura di nuove “attività di vendita al dettaglio di generi alimentari e di attività artigianali della tipologia alimentare” cioè “esercizi di vicinato, laboratori artigianali, esercizi di somministrazione di alimenti e bevande”.
In teoria la delibera Raggi prevedeva, dopo tre anni, una revisione di questo indice di saturazione per capire se dovesse o meno rimanere in vigore il divieto di nuove aperture o si dovesse modificare, cambiando magari le tipologie di negozio, o addirittura cancellare.
Complice, invece, un po’ la pandemia e molto le difficoltà politiche che hanno segnato l’ultimo biennio della Giunta Raggi – con la maggioranza a pezzi e l’incapacità dei 5Stelle di garantire perfino il numero legale delle sedute di Consiglio a causa degli addii di molti consiglieri e dei mal di pancia degli altri – questa revisione non è mai stata portata a termine.
Per cui, scaduti i tre anni, sono arrivati i primi ricorsi e le prime sentenze con il Tar del Lazio che ha imposto al Campidoglio di sbrigarsi ad operare questa revisione della saturazione: a fine gennaio il Tar aveva dato 90 giorni di tempo al Comune per concludere il lavoro.
La revisione, quindi, è iniziata nelle ultime settimane di vita dell’Amministrazioe Raggi e proseguita sotto quella Gualtieri. I risultati, come si legge nel testo della nuova delibera, mostrano “una riduzione del numero complessivo delle suddette attività alimentari” ma “poiché l’analisi dei dati sopra citata è comunque riferita ad un periodo emergenziale, è opportuno, in previsione del termine dello stesso e di un’auspicabile ripresa del settore commerciale e dei flussi turistici, effettuare una ulteriore analisi dei medesimi dati rilevati nell’arco temporale di un anno dall’entrata in vigore del presente provvedimento”
Il risultato, quindi, è che per ancora un anno rimarrà valido il divieto di aprire nuovi esercizi commerciali di somministrazione e vendita di alimenti e bevande nelle aree Unesco del centro storico di Roma.
Spiega al Messaggero l’assessore Lucarelli: “Abbiamo voluto modificare la norma che bloccava per tre anni le nuove aperture di esercizi nell’area Unesco. Abbiamo invece deciso di vietare per un solo anno le nuove aperture per studiare al meglio la situazione delle Attività produttive nel centro storico. In questo periodo potremo verificare indici di saturazione e valutare per il meglio il futuro di una vetrina tanto importante commercialmente come il cuore della città”.

 

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