• mercoledì 7 Dicembre 2022 01:14

Da Termini a Giardinetti, linea ferma agli anni ’30 tra ritardi e nessun controllo

Giu 4, 2022

Una mezz’ora circa: tanto dura il viaggio fra un capolinea e l’altro sul trenino Termini-Giardinetti. Lo pendiamo poco dopo pranzo: il caldo è infernale, le vetture che girano sono quelle degli anni ’30 del secolo scorso. Quindi, niente aria condizionata. Solo i finestrini aperti ma fino a metà. Di più non si aprono.
Le vetture sono tutte pulite. Ma sono palesemente vecchie: vernice scrostata, pannelli che non chiudono bene, ruggine su alcune paratie.

Il primo trenino ha la matricola 422. Lo scorso anno ha percorso appena poco meno di 30mila chilometri. Considerando il percorso di poco piedi 5 km, vuol dire che ha fatto su e giù fra Centocelle e le Laziali più o meno 2850 volte, 8 volte al giorno per 365 giorni.
Più o meno ci si impiega una mezz’ora: il tracciato è sostanzialmente sempre protetto, quindi veloce: dal capolinea sotto Termini, dove sono attestati i treni Fs che vanno ai Castelli – da cui il nome di Laziali – si passa lungo via Giolitti, sfiorando il Tempio di Minerva. Poi a Porta Maggiore, sotto gli archi, poi sulla Casilina, prima al lato della carreggiata, poi, all’altezza di via Galeazzi Alessi, spostando i binari a centro strada. Fino a Centocelle e poi ritorno.
Siamo in pochi, tutti seduti sul lato sinistro della carrozza, visto che il destro è sotto il sole. Italiani, uno su 15. Il resto dei passeggeri sono stranieri, una specie di campionario di Nazioni. Ahmed dice di venire dal Pakistan come i suoi due amici e coinquilini che viaggiano con lui. Due sedili dopo c’è Asmarina, dall’Eritrea in Italia da tanti anni.


All’andata, da Tor Pignattara, qualcuno scende a Porta Maggiore ma quasi tutti al capolinea delle Laziali.
Al ritorno, metà dei passeggeri scendono ad Alessi, poi a Tor Pignattara. Poi, si rimane in pochi: il convoglio è formato da tre vetture. Essendo anche questo uno di quelli vecchi – il 423 con 26mila km percorsi nel 2021 – le tre carrozze non sono fra loro comunicanti. Quindi, quel che avviene in testa o in coda lo si può vedere ma non sentire.
C’è una comitiva di una mezza dozzina di ragazzi: qualcuno bianco, qualcuno con la carnagione olivastra. Sono vestiti tutti nello stesso modo: pantaloncini corti stile basket, grosse scarpe da ginnastica, t-shirt extralarge. Scendono ad Alessi inghiottiti dal Pigneto.
Asmarina invece scende a Centocelle, al capolinea. Poi, dovrà farsela a piedi verso la Togliatti e una stradina laterale dove vive da anni.
Ahmed scende a Sant’Elena, la fermata dopo Tor Pignattara e con lui scendono i suoi amici. Hanno un quantitativo di borsoni enorme. E sembrano pesare un bel po’, tanto che per far scendere questi bagagli, tutti con il carrellino d’ordinanza, devono lavorarci in due.
Il conducente, ovviamente, aspetta pazientemente che abbiano finito.
Si scende al capolinea, a Centocelle. Per riprendere il trenino verso Termini si deve usare il sottopassaggio. Anche qui come su tutte le vetture prese, l’ambiente è pulito. Ma è desolato: i piloni di cemento sono stati colorati, arancio, giallo e violetto, blu e verde. Ma la periferia si sente, s percepisce, si annusa. I tornelli sembrano più un ornamento che reali: mentre facciamo le foto, arrivano un paio di ragazzi evidentemente espertissimi del salto del fornello. Controlli non ce ne sono. Così come nei tre viaggi – Tor Pignattara-Laziali; Laziali-Centocelle; Centocelle-Tor Pignattara – non s’è vista l’ombra di un controllore.
Riscendendo a Tor Pignattara, siamo ormai a metà pomeriggio e la folla in salita è il doppio che a inizio viaggio. Mascherine, uno su 5.

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