• lunedì 3 Ottobre 2022 18:56

Per la Lega il problema è quello di correre alla riconferma: i sondaggi, sostanzialmente negativi da mesi e mesi e i taglio dei parlamentari abbassano notevolmente la soglia di sopravvivenza per gli uscenti.
Formalmente non parla nessuno: tutti serrati almeno fino alla fine del confronto di oggi con gli altri due leader del centrodestra.
Il primo nodo è che la Lega sembra rientrata al di sopra della linea del Po o quasi. Nel Lazio, il partito è in evidente difficoltà: pochi giorni fa, l’uscita di Francesco Zicchieri, uomo forte nella provincia di Latina, dopo mesi di malumori e diatribe con Claudio Durigon, ha lasciato il partito di Matteo Salvini per approdare dai renziani di Italia Viva.
Ma tensioni si registrano un po’ in ogni regione. E questo si sta riverberando anche sulle candidature.
“Le regole del centrodestra sulla ripartizione dei collegi si sono sempre basate su due parametri: la media dei sondaggi commissionati dai partiti della coalizione e la divisione in fasce dei collegi in base alle possibilità di vittoria. Se seguiamo questo metodo, la Meloni si prende tutto”, ragionano in casa Lega. E se è vero che al nord i collegi sono ancora considerati solidi, ci sono i timori di una frana che finisca per fare vittime eccellenti. Dando seguito agli accordi sulle elezioni comunali di Roma, dal Campidoglio Simonetta Matone – già candidata vicesindaco per il centrodestra con Enrico Michetti – dovrebbe tentare di fare il salto alla Camera ma servirà un collegio sicuro. E nel Lazio non sono più sicuri neanche i vecchi feudi di Latina e Terracina. Scontate le ricandidature del vertice dei salviniani: da Giorgetti a Calderoli.

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