• lunedì 3 Ottobre 2022 20:12

Almeno fino al prossimo 31 dicembre una parte dell’immondizia romana – 33mia tonnellate in totale – continuerà ad andare in Abruzzo.
Questo è quanto stabilito in una delibera che la Giunta Zingaretti ha varato per prorogare l’accordo per spedire i rifiuti indifferenziati romani in un TMB ad Aielli e in uno a Chieti.
L’accordo originiario fra Lazio e Abruzzo risale addirittura al 2014 – sindaco di Roma era Ignazio Marino – a testimonianza di quanto povera di impianti sia la regione e da quanto vada avanti l’emergenza rifiuti romana.
Con quella approvata due giorni fa, siamo giunti alla settima proroga, una per ciascun anno: 2016, 2017, 2018, 2019, 2020, 2021. Per il 2022 la proroga stabilita a inizio febbraio prevedeva di fermarsi a fine luglio. E ora, invece, si andrà avanti fino a fine anno.
Gli impianti di “trattamento e conferimento” sono quello di Aicam, situato nel comune di Aielli in provincia de L’Aquila e quello Deco, che si trova, invece, in provincia di Chieti in località Casoni.
Nella discarica di Aielli andranno fino a fine anno in totale 2.500 tonnellate. In quella di Chieti, invece, le restanti 31.250 per un totale complessivo di 33.750 tonnellate di qui a fine anno.
Nella delibera della Regione Lazio trova spazio, fra le motivazioni del provvedimento, anche l’incendio avvenuto il 15 giugno scorso all’impianto di trattamento di Malagrotta 2 che trattava fino a 900 tonnellate di indifferenziato al giorno. Per cui, la Regione, “pur avendo raggiunto l’autosufficienza in tema di impianti di trattamento rifiuti urbani indifferenziati, ha subito disagi dovuti a manutenzioni o incidenti, da ultimo il sopracitato incendio di Malagrotta”.
Per cui, a inizio luglio Ama ha chiesto la Regione di domandare all’Abruzzo una proroga che, il 22 luglio, è arrivata dalla Regione guidata dal presidente Marco Marsilio (FdI).
Di fronte a questa ennnesima proroga, si alza protesta in Consiglio regionale da parte della Lega che, con il capogruppo Angelo Tripodi, attacca: “Il futuro non sarà roseo per le tasche dei romani: la Tari schizzerà in alto per coprire i costi dovuti all’assenza di impianti nella Capitale e alla spedizione fuori regione dei rifiuti romani”. A questo proposito, è utile ricordare che la Regione Lazio, a fine giugno, dando seguito a una previsione del Piano Rifiuti 2020, ha stabilito un’addizionale del “5% dell’importo della tariffa di accesso all’impianto di trattamento” per quei Comuni che chiuderanno il ciclo dei rifiuti nel Lazio ma fuori dal proprio “Ambito territoriale ottimale” (ATO, di fatto il territorio provinciale, ndr).
E sugli Enti di Gestione degli Ato (Egato) cioè i vertici amministrativi di questi Ato, rimane aperta la questione dei compensi dei vertici: nell’ultima delibera regionale, lo stipendio del presidente viene fissato nell’80% di quello del Presidente della Regione mentre per i membri la tariffa è il 40%. Tradotto circa 8mila euro al mese per il presidente dell’Egato e 4mila per gli altri. Il consigliere di Fratelli d’Italia, Massimiliano Maselli, ha presentato un emendamento per dimezzare queste percentuali e parametrarle sullo stipendio del Sindaco di Roma (decisamente più basso di quello del Presidente della Regione) ma un accordo con Daniele Leodori, vicepresidente del Lazio, ha per ora congelato questa modifica.

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