• lunedì 6 Febbraio 2023 19:49

Duecentouno “eventi avversi” tanti se ne sono registrati in sette mesi di stop, interruzioni, chiusure di stazioni nella linea A e nella linea B della metropolitana. Una volta sono le scale mobili, una volta uno sciopero, magari un concerto o un treno rotto: fatto sta che in 208 giorni per 201 volte la linea azzurra e quella arancione si sono fermate o hanno avuto stazioni chiuse.
In termini di tempo perso per i romani, questi stop, più i rallentamenti “dichiarati ufficialmente” arriviamo a due mesi e 11 giorni perduti.
L’ultima perla, due giorni fa, è la mancata rimozione di un mezzo adibito alla manutenzione. Una cosa stile Scuola di Polizia, come l’hanno ribattezzata sui social gli utenti. Due mattine fa, Atac ha svegliato i pendolari romani con la sorpresa che la linea B, alle cinque e mezza, orario di inizio servizio, fino alle 7 passate, ha funzionato solo da Laurentina a Jonio (quindi la B1) e da Laurentina a Bologna. Da Bologna a Rebibbia, bus sostitutivi con tweet di gente infuriata per l’ammassamento sulle poche vetture disponibili. Il tutto, appunto, per la mancata rimozione di un mezzo della manutenzione. Stesso giorno, ma nel pomeriggio, blackout in metro A con i passeggeri a piedi nei tunnel al buio.
Il caos delle metropolitane di Atac, che affonda le sue radici nella gestione aziendale sotto i 5Stelle, sconta un tris di problemi: mancate manutenzioni programmate dei treni e mancate manutenzioni delle scale mobili e i problemi endemici delle stazioni. Il risultato di questo combinato disposto è un disastro che aumenta mese dopo mese fra stazioni che chiudono a ripetizione – Vittorio Emanuele, Manzoni, San Giovanni, Libia – tratte che si fermano per guasti di ogni genere e treni che mancano.
Utilizzando i tweet che Atac pubblica con il proprio account (@infoatac) per annunciare i problemi alla circolazione, abbiamo fatto il conto di questi disservizi per linea A e linea B, da inizio anno a oggi. Il risultato è davvero drammatico: una volta su tre chi scende in metro trova una stazione chiusa, una linea rallentata, una tratta bloccata.
E il peggioramento è esponenziale: nello stesso periodo del 2020, il tempo perso era di un mese e 10 giorni. Nel 2021 sale a un mese e 16 giorni. E ora arriva a due mesi e 11 giorni. Di fatto, siamo quasi a una triplicazione dei disservizi in tre anni.

Da notare come questi conteggi non possano tener conto dei rallentamenti nelle frequenze dei convogli dovute alle carenze di mezzi finiti di corsa a fare la revisione. Frequenze che sono scese a livello da treno accelerato degli anni ’60. Né possono tener conto dei lavori in corso, con conseguenti chiusure anticipate, sia per realizzare la connessione fra linea B e linea C a Colosseo/Fori Imperiali, sia quelli per il rifacimento dei binari della linea A fra Anagnina e Ottaviano. 
Alla voce “motivazioni” delle chiusure, insieme a concerti, scioperi, manifestazioni, la parte del leone, il 60%, la fa il cosiddetto “guasto tecnico” una voce dentro cui Atac infila praticamente ogni tipo di causa tecnica che comporti la chiusura di una stazione o la chiusura della linea. Vince la palma d’oro di stazione più sfortunata, Re di Roma, linea A, che da inizio anno ha subito 30 chiusure per un totale di 8 giorni e 2 ore. Secondo posto per Libia della B1 che è stata chiusa 23 volte per un tempo di non fruibilità all’utenza di 12 giorni e 15 ore. Medaglia di bronzo per San Giovanni Metro A che, trattandosi della stazione di scambio con la C rappresenta un problema doppio: 16 chiusure pari a 1 giorno e 3 ore di mancato servizio ai passeggeri.

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