• domenica 4 Dicembre 2022 16:02

Il prossimo nella lista dei partenti sembra essere Francesco Giro, senatore, sottosegretario ai Beni culturali del Berlusconi quater, coordinatore regionale nel Lazio e commissario di Roma negli anni in cui il centrodestra governava Comune e Regione Lazio. Giro è anche l’unico caso di tessera doppia: ha quella di Forza Italia ma anche quella della Lega. E nelle ultime ore si susseguono le voci: addio a Forza Italia e candidatura con la Lega. All’AdnKronos, Giro dice: “La prossima settimana deciderò cosa fare” per poi aggiungere, spiegando: “Presi la doppia tessera Lega-Forza Italia ormai 4 anni fa. Tutt’ora unico parlamentare nazionale ad aver fatto questa scelta. Credo sia stata una decisione giusta e lungimirante. Lo feci per esprimere la mia solidarietà, innanzitutto umana e poi politica verso Salvini, bersagliato da una catena sospetta di avvisi di garanzia con l’accusa infamante di sequestro di persona aggravato, per il solo fatto di aver bloccato gli scafisti e il loro ignobile traffico di esseri umani. Entro la settimana prossima deciderò cosa fare in vista delle politiche per continuare a difendere i valori del centrodestra unito”. Solo che se anche Giro dismettesse la casacca azzurra in favore di quella verde Pianura Padana, sarebbe l’ennesimo caso di una lunga serie di casi. Renato Brunetta, Mariastella Gelmini, Mara Carfagna, Andrea Cangini, Rosella Sessa, Giusy Versace. Più, a Napoli, Luigi Cesaro che però semplicemente sceglie di non ricandidarsi per una eventuale settima legislatura consecutiva.
Sembra uno sgretolamento che accelera, invece di fermarsi. In tre, Cangini, Gelmini e Carfagna, sono passati già con Calenda. Brunetta potrebbe anche se non ci sono conferme. Presentando i nuovi arrivi – Gelmini e Carfagna – a proposito di Brunetta, Calenda ha parlato di “interlocuzioni”.
Il vero scontro di queste elezioni, paradossalmente, si gioca proprio sul terreno di Forza Italia. Se da una parte c’è una polarizzazione del voto fra Meloni e Letta, Fratelli d’Italia e Partito Democratico, dall’altro, la conquista del centro, fino a oggi sostanzialmente rappresentato da Forza Italia, diventa la chiave per provare a confermare i sondaggi vittoria (per il centrodestra) o metterli in discussione (per il centrosinistra). Per questo Calenda esita a chiudere (o ad annunciare) l’accordo con il Pd anche perché questo annuncio prematuro rischia di mettere in difficoltà proprio quegli esponenti provenienti da Forza Italia.
Dentro Forza Italia, però, il clima non è quello da 8 settembre. Come spiega Maurizio Gasparri: “Già in passato ci sono state situazioni analoghe. Ricordo, ad esempio, quando se ne andarono Angelino Alfano, Nunzia De Girolamo e Beatrice Lorenzin. Erano tre ministri. Eppure le loro avventure fuori Forza Italia si sono consumate rapidamente. Oggi solo la Lorenzin è rimasta in una politica non di prima fila nei Dem. Questo perché Forza Italia ha la sua forza in Berlusconi”. Sostanzialmente, Berlusconi diventa al contempo garante del partito ma anche la calamita del consenso: al di fuori di Berlusconi non ci sono “pacchetti di voti” da spostare perché sono consensi “ad personam” per il Cavaliere. “Anche perché – argomenta ancora Gasparri – a destra il quadro è quello da vent’anni: insieme a Forza Italia ci sono sempre state la Lega e, prima, An. A sinistra, invece, il Pd non ha nulla”. In pratica, i “cespugli” a sinistra cambiano di volta in volta ma spostano poco. “Ecco perché mentre Forza Italia è Silvio Berlusconi da sempre, il Pd ha cambiato una decina di segretari rimanendo sostanzialmente con gli stessi numeri”. A parte l’exploit di Renzi, alla fine i Dem “restano fra un 19 e un 25/26%”.
Insomma, dentro il partito di Berlusconi ci si attende che tutte queste uscite non spostino nulla o comunque molto meno di quanto, invece, si aspettano da Calenda (e dal Pd).

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