• domenica 4 Dicembre 2022 16:15

La parola d’ordine comune è “prematuro”. Formalmente, tutti i partiti del centrodestra non hanno ancora chiara la strategia sui collegi: “prima dobbiamo ancora chiudere la suddivisione per partiti”, spiegano da Forza Italia. E la Lega, ugualmente, fa eco: “prima di dare i nomi, forse è il caso di chiarire i numeri e anche la tipologia di collegi”. Fra domani e martedì, nuova riunione del tavolo nazionale che esamina la divisione dei collegi e che deve sciogliere il nodo dell’UdC per ora rimasta senza posti dopo la rottura con Forza Italia.
In realtà, però, un po’ tutti i partiti del centrodestra – Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, più i due rassemblement centristi di Lupi-Toti e Brugnaro-UdC – l’occhio su collegi e strategie lo hanno già messo.
Per la Meloni si fa strada l’ipotesi di giocare la partita in attacco: i big del partito – Francesco Lollobrigida, Fabio Rampelli, Andrea Augello, Isabella Rauti, Gianbattista Fazzolari, Giovanni Donzelli, Ignazio La Russa, Daniela Santanché. solo per citarne alcuni – potrebbero essere spediti nei collegi “contendibili” di Camera e Senato, insomma in quelli dove c’è da combattere. Ovviamente, viste le caratteristiche della legge elettorale che consente di candidarsi per un collegio uninominale e di essere in lista per un massimo di cinque collegi proporzionali, ognuno dei big verrà messo nel proporzionale garantendone comunque l’elezione.
Nei collegi forti, a quel punto, troverebbero posto nomi importanti come Giulio Tremonti, Giulio Terzi di Sant’Agata, Giuseppe Consolo, Andrea De Priamo, Lavinia Mennuni, Fabrizio Ghera, Riccardo De Corato, Elena Donazzan, Raffaele Speranzon. Operazione che, se andasse in porto, garantirebbe alla Meloni una maggioranza decisamente compatta
Gli altri, per ora, sembrano più indietro. In realtà, i cali nei consensi registrati nei sondaggi degli ultimi mesi, indicano una riduzione del numero degli eletti. Quindi, in realtà, la strategia che tutti gli altri seguono è quella di provare a salvaguardare i big. I collegi “sicuri” saranno pochi e pochi anche i seggi che arriveranno dal proporzionale. Il rischio potrebbe essere quello di perdere dei fedelissimi. Nel Lazio, candidature blindate per Claudio Durigon al Senato, Federico Freni, Giulia Bongiorno e Gianfranco Rufa, Nicola Ottaviani e Simonetta Matone. Barbara Saltamartini potrebbe essere dirottata in Umbria. In Lombardia, tarte à la crême: Roberto Calderoli, Massimiliano Romeo, Massimiliano Garavaglia, Umberto Bossi (se deciderà di ricandidarsi). Alberto Stefani in Veneto.
Veneto e Lombardia saranno uno dei banchi di prova anche per i due gruppi centristi, in attesa di richiudere il caso Udc. L’uscita di Renato Brunetta e Mariastella Gelmini libera collegi che potrebbero finire a Brugnaro (sindaco di Venezia) per Andrea Causin e Pierantonio Zanettin. Per Toti, i nomi cui trovare i collegi sono quello di Gaetano Quagliariello e Marco Marin.
Forza Italia, potrebbe spedire in Veneto la rodigina Maria Elisabetta Alberti Casellati, presidente uscente del Senato. In Lombardia dovrebbero trovare posto Marta Fascina, Lucia Ronzulli, Stefania Craxi, Giulio Gallera. Nel Lazio, gli azzurri potrebbero schierare uno dei big, Maurizio Gasparri.

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