• mercoledì 18 Maggio 2022 21:12

Dovrebbe essere la mobilità del futuro ma a Roma, quella elettrica, stenta a decollare. Gli ultimi cinque anni sono stati persi e lo testimoniano i dati Atac. E i costi: una decina di milioni di euro nel 2021 pagati per non far girare i mezzi.

Sono i filobus, vero un buco nero nel servizio reso da Atac all’utenza. Un buco nero che il Campidoglio, unico colpevole di questo caos, paga in modo carissimo. 

Nel 2021, stando ai dati ufficiali Atac, i filobus del Campidoglio avrebbero dovuto percorrere 1 milione 826mila km. Ne hanno percorsi effettivamente appena 185mila, il 10%.
Il crollo del 2021 è il frutto avvelenato del mancato completamento del corridoio della mobilità dell’Eur-Laurentina. Quel corridoio che l’Amministrazione Capitolina, nel luglio 2019, aveva rivendicato per completato ma che completato non era. Per cui, i vertici Atac dell’epoca, rifiutarono di prendere in carico sul patrimonio aziendale i filobus. Il cui contratto di manutenzione, una volta scaduto nel maggio 2020 ne ha determinato il parcheggio a lunga sosta.
Stando ai documenti ufficiali certificati da Atac, nel 2021 l’Azienda ha certificato un ammanco di km percorsi dovuti alla cessazione del contratto di manutenzione di un milione e 376mila km (e spicci), cui vanno sommati altri km persi per lavori sulla rete idrica, potature, lavori Tim/Fastweb, rifacimento delle strade per altri 91mila km. 

Considerando che, da Contratto di Servizio, Atac ha diritto di esigere il pagamento di una serie di prestazioni anche quando queste non siano state erogate all’utenza per “cause esogene”, e che ogni km percorso da un filobus viene pagato dal Comune oltre 6 euro e mezzo, il conto generale è che il Campidoglio, nel 2021, abbia riconosciuto ad Atac una decina di milioni di euro per filobus che non sono mai usciti dai depositi.

Uno dei minibus Gulliver in servizio sulla linea 199

Non solo. Ma stando al carteggio fra l’Azienda e il Comune (era Raggi) Atac ha diritto anche a ricevere il pagamento del parcheggio dei mezzi nei depositi.
L’altro capolavoro sono i bus elettrici, i 60 mini Gulliver di epoca Veltroni, usciti dal servizio (l’ultimo accantonato sotto Ignazio Marino) per problemi alle batterie. Ad aprile 2019 ne viene annunciato il ritorno in strada. Con la promessa di metterli tutti e 60 a girare entro il 2020. Ma, a parte quello andato a fuoco a via Sistina nei primi giorni di rientro in servizio, in strada ne sono stati rimessi effettivamente 25. Per gli altri Atac non ha posto: il deposito di Porta Portese/Trastevere ha spazio solo per ricaricare 25 mezzi per volta.

Nel quinquennio passato, aprile 2019, era avvenuto il rientro in servizio. La promessa era di rimetterli su strada tutti entro il 2020. 

Nello specifico, per il 2021, i Gulliver – che prestano servizio principalmente nelle strade del centro storico – avrebbero dovuto percorrere 467 mila km. Alla fine, i conti Atac dicono che ne hanno fatti meno di 360mila, con un ammanco del 23% circa.
Dopo il buco nero del quinquennio scorso, ora si prova se non a correre almeno a camminare: nei fondi del PNRR assegnati a Roma c’è una posta di 292 milioni per acquistare 411 autobus elettrici da consegnare entro metà 2026. Per i filobus, a inizio febbraio il Comune ha firmato il nuovo contratto di manutenzione per cui di qui a un paio di mesi i 45 mezzi ricominceranno a circolare sulle linee 74, 60 e 90. 

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