• mercoledì 18 Maggio 2022 21:45

Per ora le chiusure di Re di Roma a marzo sono “solo” 11. Più cinque di gennaio e una a febbraio: 17 chiusure in 84 giorni del 2022. In pratica, ogni quattro giorni Re di Roma chiude i battenti.
E la riapertura non sembra affatto vicinissima.
L’etichetta dell’account twitter ufficiale dell’Azienda, @infoatac è “guasto tecnico”. Ovvero, scale mobili rotte.
Esattamente come avvenuto in passato a Repubblica, Barberini, Spagna. Come avviene con cadenza allarmante a Vittorio Emanuele, Ponte Lungo, Furio Camillo.
A Re di Roma il problema, almeno nell’ultima versione iniziata il 20 marzo, è dovuto alla concomitante indisponibilità di due scale mobili su quattro. Più una terza che ha iniziato a presentare problemi sempre più gravi tanto da consigliare al direttore di esercizio di chiuderla e mandarla a revisionare completamente. Per cui, prima a singhiozzo e ora in modo permanente, la stazione deve chiudere per ragioni di sicurezza: è una delle stazioni profonde della sotterranea capitolina e la mancanza di scale mobili sufficienti ad assicurare un ordinato deflusso dei passeggeri obbliga alla chiusura della stazione.
Una delle due scale ferme da settimane deve “cambiare la catena” spiegano da Atac. In pratica, il sistema che consente di trasmettere i movimenti ai gradini deve essere rifatto. Ma, dicono sempre da Atac, fra pandemia e guerra i ricambi sono in ritardo. Ricambi che dovrebbero provenire dalla Cina che non risulta più interessata da quarantene totali da mesi né risulta essere coinvolta nelle operazioni belliche in Ucraina. Ma tant’è.
L’altra, ferma anch’essa da settimane, è in attesa di collaudo da parte di Ansfisa, l’Agenzia nazionale per la Sicurezza ferroviaria competente a collaudare treni, ascensori, scale mobili e tutto quando sia in relazione con ciò che viaggia su binari.
A fine gennaio, però, Ansfisa aveva spedito una sonora reprimenda ad Atac che spesso aveva parlato di “attesa collaudi” per giustificare decine di impianti chiusi. In quel caso, Ansfisa rese noto che “solo 17 impianti” erano pronti per il collaudo, indicandone “8 nelle stazioni della linea A, 2 nelle stazioni della linea B1-B e 7 nelle stazioni della ferrovia Roma-Lido”. Per gli altri “101 impianti” i ritardi erano dovuti a “cause tecniche: l’assenza di idonea manutenzione da parte di Atac, la presenza di prescrizioni a tutela della sicurezza da parte dell’organo vigilante oppure la mancata richiesta di visite e prove da parte del gestore nei confronti della stessa Ansfisa”.
Nel caso di Re di Roma, Atac giura che le scale sono pronte da revisionare e che si sta concordando con Ansfisa la data di collaudo.
Solo che, nel frattempo, ha iniziato a fare le bizze una terza scala mobile. Che si ferma la prima volta il 20 marzo di sera a fine turno. Poi il giorno dopo facendo chiudere la stazione alle 8.30 di mattina con riapertura alle 19.30. Poi il 22. Poi il 23. Fino ad arrivare al 24 marzo, quando, quasi alle sei del pomeriggio, il direttore di esercizio dispone la chiusura della stazione; dà disposizione di smontare completamente la scala mobile e mandarla in officina per un approfondito controllo. Che non sarà breve: stando a quanto Atac ufficiosamente dice, difficile ipotizzare che la stazione possa riaprire prima di martedì.
Resta ancora da capire se questi sono gli effetti finali del contratto di manutenzione che Atac sottoscrisse nel 2017 a metà prezzo e che, a stretto giro, ha causato il blocco di decine di impianti più gli incidenti di Repubblica con i tifosi russi feriti e Barberini con la “fascetta” da idraulico per tenere insieme i pezzi della scala e la conseguente, lunghissima chiusura di Spagna, Barberini e Repubblica.
Su Re di Roma, si possono anche fare i conti in termini di mancato utilizzo della stazione per l’utenza: le undici chiusure registrate nel mese di marzo, hanno generato uno stop all’utilizzo della stazione di due giorni e 15 ore. Le cinque di gennaio hanno lasciato i cancelli sbarrati per oltre quattro ore. E l’unica di febbraio è “costata” due ore e mezza di inutilizzo della stazione da parte dei passeggeri. In totale, quindi, i 17 stop alla stazione hanno già fatto accumulare una perdita di quasi 3 giorni pieni a romani e turisti.

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