• domenica 5 Febbraio 2023 21:23

Morto sul monopattino: la città senza regole e il Comune non decide

Arriva la tragedia e, come spesso accade, anche le istituzioni si indignano e si impegnano. Dopo l’incidente mortale di Tor di Quinto – un ragazzo in monopattino travolto da un’auto in corsa – ieri in Commissione Mobilità l’assessore ai Trasporti, Eugenio Patanè, ha annunciato che entro luglio sarà pronto il nuovo bando per le concessioni dei monopattini. Quello vecchio, varato sotto la Giunta Raggi, durante la pandemia, in piena sperimentazione della “mobilità dolce” e sostanzialmente privo di regole, scade a dicembre. Luglio è già l’ultima spiaggia: basta un potenziale ricorso e si rischia di andare lunghi coi tempi. In più, nonostante la lettera dello stesso Patanè ai vari uffici comunali – Dipartimento Mobilità, Roma Servizi per la Mobilità – e ai presidenti dei Municipi I, Lorenza Bonaccorsi, e II, Francesca Del Bello, in cui si chiedeva di lavorare per predisporre il nuovo regolamento sulla micromobilità entro fine aprile, di questo testo non c’è ancora traccia. E la sensazione è che si navighi ancora a vista: la stessa Bonaccorsi, sul tema dell’abbandono indiscriminato dei monopattini, delle “aree rosse” (quelle dove non si possono lasciare i monopattini noleggiati perché non si “chiude” il noleggio), del contingentamento del numero dei mezzi appare avere una posizione eccentrica rispetto alle idee al momento per la maggiore.
Per altro, già oggi l’utilizzo del sistema di geolocalizzazione potrebbe non solo consentire gli interventi di rimozione dei mezzi abbandonati indiscriminatamente ma anche di controllare meglio gli accessi nelle aree più centrali e, magari, di dislocare i monopattini anche in periferia.
E già oggi esistono alcune “zone rosse” – piazza del Popolo, piazza di Spagna o il Colosseo, solo per citarne alcune – dove il monopattino non può essere lasciato proprio grazie al sistema di geolocalizzazione che impedisce la chiusura del noleggio nelle aree proibite.
Tutti temi già ampiamente dibattuti, insieme alle targhe ai veicoli e al casco. Quest’ultimo è un requisito da Codice della Strada quindi di competenza del Parlamento e in assenza di specifiche norme che lo rendano obbligatorio – ipotesi contro cui si sono scagliate le associazioni dei ciclisti – chi, come il Sindaco di Firenze, ha provato a introdurlo con regolamenti e ordinanze se l’è viste annullare dal Tar.
La targa è la possibile scappatoia perché i Vigili urbani abbiano l’effettivo potere di sanzionare chi viola le norme, come andare in due, marciare nelle aree pedonali e via dicendo. Gli agenti di fatto sono nella impossibilità di intervenire: troppo rischioso tanto per loro quanto per gli stessi fruitori dei monopattini mettersi a correre dietro i trasgressori. Per cui, pur senza dirlo ufficialmente, i pizzardoni ritengono di poter intervenire efficacemente solo con le targhe apposte sui mezzi, cosa oggi in uso solo a Berlino.
Il nodo del regolamento mancante è comunque piuttosto serio: senza regolamento – atto complesso, di competenza del Consiglio comunale e quindi con un iter approvativo lungo – il nuovo bando, ammesso che sia pronto per luglio, potrebbe essere impugnato al Tar. Il rischio è tutt’altro che remoto. Oppure dovrebbe essere predisposto sulle regole varate sotto la Giunta Raggi. Regole che scontano l’assenza di indicazioni ministeriali chiare all’avvio della sperimentazione a inizio 2020 e che, quindi, sono poche. Poche e, come dimostrano non solo i 4 decessi dell’anno scorso e quello di quest’anno, che non funzionano, tant’è che sin dall’inizio ampio è il dibattito sul decoro e sulla fruibilità dei mezzi in sicurezza sia per gli utilizzatori che per gli altri utenti delle strada.

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