• giovedì 8 Dicembre 2022 17:16

 

Basta seggi elettorali nelle scuole, ma sezioni negli edifici del comune. L’obiettivo è evitare di far saltare lezioni agli studenti. Questa sarebbe l’idea su cui il Campidoglio sta lavorando, tanto da aver addirittura deciso di creare un apposito “ufficio di scopo” che dovrà studiare e verificarne la fattibilità. Anche se per Fabrizio Santori, consigliere comunale della Lega che ha presentato un’interrogazione (qui il testo in pdf) sulla vicenda, si tratterebbe solo di uno “spreco”. A Roma ci sono 2.600 sezioni elettorali raggruppate in 500 plessi scolastici: ogni volta che ci sono elezioni, le scuole rimangono chiuse per giorni per consentire prima la preparazione dei seggi, poi, dopo il voto, la santificazione delle aule. E, ovviamente, gli studenti restano a casa. Quindi, il Campidoglio, cercando di dare seguito a un paio di circolari del Ministero dell’Interno dello scorso anno, ha deciso di muoversi per individuare «sedi alternative agli edifici scolastici da adibire a seggi elettorali». Ovvero «cespiti immobiliari in proprietà, non utilizzati direttamente e/o in modo continuativo per le attività istituzionali dell’Ente».

Per quanto frequenti, in Italia le elezioni si svolgono più o meno una volta l’anno. A Roma questa statistica è raddoppiata. Nella Capitale, infatti, si contano le comunali del 2016, il referendum costituzionale sempre del 2016, le municipali di Ostia nel 2017, le politiche e regionali nel 2018 e, sempre nel 2018, le municipali per Montesacro e Garbatella dopo le dimissioni dei presidenti grillini eletti nel 2016. Ancora: il referendum comunale su Atac nel 2018, le europee 2019, i referendum costituzionali 2020, le due suppletive alla Camera del 2021 e 2022 e, infine, il referendum di qualche giorno fa. Fanno 13 consultazioni in 6 anni, ma di queste solo la metà hanno riguardato l’intera città. Quindi, cosa fare con questi edifici quando non si vota? Diventerebbero «spazi di co-working» stando al Comune: «vista la necessaria implementazione dello smart working» in questi edifici verrebbero creati spazi per «lavoro da remoto». Anche se la Giunta Alemanno, quella Marino e quella Raggi hanno fatto un controllo sul patrimonio di proprietà del Comune. L’Ufficio di scopo che il Campidoglio ha intenzione di farne un altro, da completare entro il 31 dicembre 2023. Leggendo l’Ordinanza del sindaco Gualtieri (qui il testo in pdf) con la quale si affida la guida dell’Ufficio di Scopo al dirigente tecnico Emilia Quattrone, viene anche fuori che uno degli effetti di questa idea è quello di «concentrare in numero minore degli attuali 500 plessi» le odierne 2.600 sezioni elettorali. Prima furono le parrocchie, poi le scuole: entrambe scelte per la loro diffusione sul territorio. Al netto dell’identificare edifici comunali esistenti e abbandonati o sottoutilizzati, il rischio è quello ridurre il numero dei plessi, accorpando più sezioni in meno edifici. Ma questo renderebbe più difficili per gli elettori recarsi alle urne e allontanandoli così dal voto. A sottolinearlo Fabrizio Santori (Lega): «Abbiamo presentato un’interrogazione per avere chiarimenti sull’istituzione di un ufficio di scopo che si dovrebbe occupare di “Nuove sedi degli uffici elettorali di sezione e spazi di co-working e situazione manutenzione immobili sedi uffici capitolini”. A che serve? Si pensa a nuove sedi e al co-working invece di migliorare i luoghi di lavoro dei dipendenti che cadono a pezzi».

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