• venerdì 9 Dicembre 2022 07:38

 

Sei mesi, tanti ne ha dati il Tar del Lazio al Comune di Roma per garantire la mobilità per i disabili e la sicurezza stradale. E se la sentenza del Tar si centra principalmente sul problema buche, in realtà potrebbe avere ricadute generali: visto che si parla di diritto alla mobilità dei disabili, ricadute potrebbero esserci sulle scale mobili ferme nella stazioni delle tre linee della metropolitana romana che, quindi, dovranno essere finalmente rimesse in funzione.
I giudici amministrativi hanno dato ragione al Codacons che, insieme all’ex ministro della Famiglia con delega alla Disabilità, Antonio Guidi, aveva presentato una class action contro il Campidoglio con cui veniva chiesto ai giudici di accertare la violazione dell’obbligo a provvedere agli interventi previsti nel “Documento Unico Programmatico 2018-2020” e riportati nei successivi DUP 2019-2021 e 2020-2022, nonché a ogni misura idonea a ripristinare la corretta manutenzione stradale riportando in termini di normale tollerabilità le condizioni del manto stradale del territorio cittadino. Secondo il Tar “emergono dal DUP 2018-2020 alcuni specifici obiettivi strategici ed operativi che Roma Capitale non ha provato di aver raggiunto e che, pertanto, vanno considerati insoddisfatti”. Quindi, il Coune ha l’obbligo di “porre in essere ogni iniziativa necessaria per la loro esecuzione”: il riferimento specifico è a uno degli obiettivi strategici del Dup, cioè “migliorare la mobilità per i disabili” e “migliorare la sicurezza stradale”.
I giudici hanno anche stabilito un termine, quello di 180 giorni, entro cui il Campidoglio dovrà provvedere a completare gli obiettivi del DUP, utilizzando “le risorse strumentali, finanziarie ed umane già assegnate in via ordinaria e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, nonché fatta salva ogni azione eventualmente già compiuta o intrapresa per l’esecuzione di detti obiettivi”.
Il nodo della mobilità dei disabili è particolarmente complesso: oltre il problema delle buche, c’è il nodo sosta selvaggia di monopattini, bici e macchine. E, se con l’arrivo dei bus acquistati dall’Amministrazione Raggi sono scomparsi dal servizio i mezzi senza pedana per disabili, rimane aperto il nodo delle metro inaccessibili per la rottura di scale mobili, ascensori e montascale.

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