• lunedì 3 Ottobre 2022 18:58

Arriva il primo sì del Campidoglio allo Stadio della Roma a Pietralata. La nota ufficiale, diffusa a metà mattina, sull’assenza di “elementi ostativi alla presentazione” del progetto della società giallorossa di realizzare l’impianto di proprietà dietro la stazione Tiburtina chiude la prima parte del percorso.

A fine aprile, come anticipato da Il Messaggero, la Roma aveva consegnato al sindaco Roberto Gualtieri una prima stesura del progetto, una specie di brochure di una ventina di pagine, con la quale, nero su bianco per la prima volta, venivano fissati i paletti di massima del futuro impianto: fra 55mila e 60mila posti, area di proprietà pubblica a Pietralata, pochissima cubatura aggiuntiva di tipo commerciale.

Nel corso di queste settimane, si sono svolte svariati riunioni fra gli uffici comunali e gli emissari della Roma. Fondamentalmente, era necessario per i giallorossi capire se l’area scelta e il tipo di impianto ipotizzato potessero incontrare il via libera del Comune oppure se vi fossero ostacoli insuperabili. 

Insuperabili, no. C’è il nodo espropri da risolvere ma come carichi urbanistici, ambientali e di mobilità non ci sono particolari alert. 

La nota congiunta Comune/As Roma chiarisce anche un altro aspetto, legato anche alla questione espropri: verrà utilizzata la “legge Stadi”, la stessa, per intendersi, già adoperata per Tor di Valle. 

In quel caso, però, i terreni scelti erano per il 92% privati e, quindi, venivano utilizzate le previsioni normative legate a opere da costruirsi su aree private. Nel caso di Pietralata, invece, l’area scelta è di proprietà pubblica. Inoltre, la legge 147 è già “morta” anche se non “sepolta”: nel 2021 il Parlamento ha approvato una nuova “legge stadi”, già in vigore, e che abroga tutta una serie di passaggi previsti nella vecchia 147. Solo che, con una prassi tutta italiana, pur essendo la nuova norma in vigore è stato anche disposto che gli effetti della stessa inizieranno ad essere dispiegati dal 1 gennaio 2024. Quindi, quando la società giallorossa presenterà il nuovo progetto, esso sarà scritto tenendo conto di entrambe le normative.

E qui entra in gioco la questione espropri. L’intera area di Pietralata è stata soggetta, a partire dall’inizio della seconda metà degli anni ’60 del secolo scorso, fino alla fine degli anni ’80, a procedure di esproprio per realizzare la “città dei ministeri e degli uffici”, il Sistema Direzionale Orientale o SDO. Opere rimaste quasi totalmente su carta e variate nel corso dei decenni: a oggi ci sono alcuni edifici de la Sapienza e dell’Istat. In teoria, la norma prevede che, dopo la conclusione dell’esproprio, non si possa più variare la destinazione d’uso del terreno: insomma, se io Comune te l’ho tolto per farci una scuola, poi non posso costruirci un cinema. Figurarsi uno Stadio privato. 

Di fronte a una variazione della destinazione d’uso è facoltà del vecchio proprietario chiedere al giudice la “retrocessione delle aree”, cioè la loro restituzione. Questo diritto può essere esercitato anche se, dopo 10 anni dall’esproprio, l’opera non si sia più realizzata. 

Secondo la versione degli Uffici comunali, però, essendo passati altri venti anni dalla fine dei 10, i terreni sono oramai di totale e definitiva proprietà pubblica e il pubblico può tranquillamente disporne ridefinendo il pubblico interesse. 

Questioni da azzeccagarbugli ma che sono il vero nodo da sciogliere e che, sostanzialmente, ha richiesto ducesti due mesi di lavoro da parte degli uffici dell’Urbanistica e dell’Avvocatura capitolina. 

Ora rimane solo da attendere la effettiva presentazione del progetto preliminare da parte della società giallorossa. Presentazione che avvierà nuovamente l’iter: conferenza di servizi, poi, visto che l’area è proprietà pubblica, la realizzazione del progetto sarà messa a gara. 

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