• domenica 4 Dicembre 2022 17:28

 

Raddoppiano i noleggi: a Roma, nel 2021, le iscrizioni ai servizi di noleggio sono cresciuti del 97% rispetto al 2020 sfiorando i 3,4 milioni di utenti registrati. E aumentano anche i noleggi che, con 2,5 milioni di spostamenti, segnano un più 88,5% rispetto al 2020. Sono alcuni dei numeri dello studio presentato ieri in Campidoglio dall’Automobile Club Roma, realizzato dalla Fondazione Caracciolo e intitolato “Nuovi modelli di mobilità in ambito urbano. La Sharing mobility a Roma”.
In termini di aumenti percentuali, nel 2021 si registrano aumenti nei noleggi di automobili (+2,2%), scooter (+53%), biciclette (+57%) e, soprattutto, monopattini (+178%). Di fatto, questi noleggi si concentrano quasi esclusivamente nei primi due Municipi della Capitale lasciando scoperto tutto il resto della città. Il Campidoglio vuole che i servizi di sharing siano estesi a tutta la città, inclusa la periferia, considerandoli “alleati” del trasporto pubblico ma le regole, fissate a fine giugno in una delibera di giunta, ancora devono trovare applicazione pratica nei nuovi bandi per le concessioni: quelle attuali scadono a dicembre e il tempo stringe.
Non a caso, durante il convegno, l’assessore alla Mobilità, Eugenio Patané, oltre a rilanciare futuri adeguamenti del costo delle strisce blu, le telecamere per il controllo degli accessi dei mezzi più vecchi nella ZTL, ha sottolineato come “l’utilizzo medio del milione e 700mila uno a Roma è dell’8% del tempo e quindi per il 92% l’auto rimane ferma, praticamente 335 giorni su 365. Nelle nostre teste c’è una dittatura dell’autovettura, dovremmo passare dal totalitarismo dell’auto a un sistema democratico che coinvolga tutti i mezzi tramite l’intermodalità, che non può esistere senza sharing mobility e senza una pluralità di mezzi a disposizione” per cui i noleggi sono “fondamentali per sostituire le autovetture, basti pensare che un solo monopattino può avere la capacità di sostituire nell’utilizzo 8 automobili. Ma deve essere diffuso su tutto il territorio, e oggi il 72% dei mezzi di sharing è in I e II Municipio: questo non può andare bene, il servizio va esteso”.
Dall’altro lato, però, Matteo Tanzilli, presidente di Assosharing, se rimarca come “la mobilità condivisa farebbe anche risparmiare a ogni cittadino fino a 935 euro al l’anno rispetto all’utilizzo di una auto privata” dall’altro parla di “corretta calibrazione dell’intervento pubblico: noi non siamo trasporto pubblico che riceve contributi pubblici. Pubblico e privato possono cooperare efficacemente per rendere effettiva una mobilità sostenibile tramite politiche che ne incentivino la domanda e ne indirizzino lo sviluppo ma si deve prestare attenzione all’imposizione di vincoli che si traducano in obblighi di servizio in assenza di compensazioni o incentivi anche economici come avviene per il TPL”. In pratica, se la politica chiede ai noleggiatori degli impegni, dall’altra i noleggiatori chiedono meno vincoli.
Gabriella Fusco, presidente dell’Automobile Club di Roma, analizza un altro elemento del rapporto della Fondazione Caracciolo: “e le stesse auto in sharing possono dare un contributo fondamentale all’ambiente: la flotta a Roma è costituita per 8 mezzi su 10 da Euro 6 e gli altri due sono elettrici, mentre quasi il 70% delle auto private è ancora ante Euro 6. Ci vogliono 32 auto Euro 6 per raggiungere l’inquinamento di una Euro 1”. Anche la Fusco però ritiene che “una diffusione dello sharing anche nelle periferie non possa che apportare benefici dove il trasporto pubblico locale, pur molto esteso, non è in grado di servire capillarmente tutti i territori”. Trasporto pubblico locale che, di fatto, è il parente povero: il servizio reso da Atac non funziona e, per ora, l’unica idea del Comune sembra essere quella di rimediare ai buchi di Atac con bici e monopattini a noleggio.

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