• domenica 27 Novembre 2022 16:58

Deserta. Questo è l’esito della gara d’appalto per il Ponte dei Congressi, l’opera che, secondo il Campidoglio grillino, avrebbe rivoluzionato la viabilità nel quadrante Magliana/Ostiense/Eur e che, stando all’allora assessore all’Urbanistica, Paolo Berdini, doveva essere in appalto già dal 2017. Invece, la gara, alla fine del 2021, è andata deserta. Tredici anni per passare da una progettazione a una gara d’appalto deserta.
L’ennesima lentezza esasperante della pubblica amministrazione, i pareri, le prescrizioni hanno di fatto reso inattuabile l’opera: progettata alla fine del primo decennio del secolo, era rimasta nei cassetti di Risorse per Roma fino a che il Governo Renzi non l’aveva tirata fuori, finanziandola con 140 milioni di euro. L’appalto sarebbe stato gestito direttamente dallo Stato tramite il Provveditorato alle opere pubbliche. Altri 42 milioni di euro, però, li avrebbe dovuti mettere il Campidoglio per finanziare la viabilità accessoria come le ciclabili lungo gli argini del Tevere e la progettazione di semafori, incroci e rotatorie sulle strade secondarie.


Il Ponte faceva parte di un sistema di cambiamento radicale della viabilità: sarebbe stato una connessione a senso unico dall’autostrada per Fiumicino verso la via del Mare/Ostiense, mentre il Ponte della Magliana, oggi a doppio senso, sarebbe stato trasformato in una connessione a senso unico verso l’autostrada per l’aeroporto. In pratica, si sarebbe create una specie di gigantesca rotatoria: Ponte della Magliana e autostrada a uscire da Roma, Ponte dei Congressi e via del Mare/Ostiense a entrare verso il centro. Quando poi arrivò la Roma con il progetto Stadio di Tor di Valle in cui si prevedeva la costruzione di un ponte – il Ponte di Traiano – dall’autostrada con complanari dedicate per scavalcare il Tevere verso Tor di Valle, il Campidoglio grillino ebbe la brillante idea di cancellare il ponte del progetto giallorosso: all’epoca, Berdini spiegò che sarebbe stato più che sufficiente il Ponte dei Congressi. Era ottobre 2016. Per altro, nell’ottica del Comune, la Roma sarebbe stata costretta ad accollarsi una parte di quei 42 milioni di euro di costi inizialmente a carico del Comune: non a caso, venne richiesto alla società giallorossa di procedere all’unificazione della via del Mare/Ostiense in quel tratto di circa mille metri che vede le due strade oggi separate da alcuni capannoni industriali. Quell’unificazione, a spese della Roma, avrebbe risolto tanti problemi di progettazione e ridotto i costi almeno della metà dei 42 milioni di euro iniziali.
Solo che le previsioni grilline si sono rivelate totalmente sbagliate: il progetto è stato oggetto di svariate revisioni e prescrizioni per la delicatezza dell’ambiente circostante. Con il risultato che la gara d’appalto che si prevedeva di bandire nel 2017 è stata effettivamente bandita alla fine dello scorso anno, con almeno quattro anni di ritardo sulla tabella prevista dalla Giunta Raggi. E, alla fine è andata deserta. La motivazione ufficiale non c’è ma secondo alcuni analisti potrebbe aver pesato il costo dell’acciaio aumentato negli ultimi mesi a causa della guerra in Ucraina. Anche se, va evidenziato, la gara si è conclusa a fine febbraio e la guerra fra Mosca e Kiev è effettivamente deflagrata il 24 febbraio scorso. Inoltre, stando all’andamento dei prezzi future dell’acciaio, negli ultimi 12 mesi, il picco del prezzo dell’acciaio – poco meno di 6mila dollari a tonnellata – si è toccato a maggio 2021, 6 mesi prima dell’indizione della gara d’appalto, dopo di che è sceso, stabilizzandosi, per tutto il periodo della gara, ai livelli del 2018.

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