• domenica 4 Dicembre 2022 17:09

Tre schede e voto il 16 agosto, dalle 10 di mattina alle 10 di sera, su Sky Vote, la piattaforma che ha sostituito Rousseau. A due giorni dal voto, iniziano finalmente a trapelare informazioni più concrete sul regolamento delle parlamentarie del Movimento 5Stelle. Oggi saranno resi noti gli elenchi degli “autocandidati”, divisi per circoscrizione elettorale.
I candidati sono più o meno un paio di migliaia: la finestra per proporsi è stata aperta venerdì 5 agosto e si è chiusa lunedì 8. Non esattamente un ampio margine considerando anche il fine settimana in mezzo e la necessità per i candidandi di presentare, insieme alla domanda, anche una serie di certificati – carichi pendenti e casellario giudiziario ma anche l’iscrizione alle liste elettorali e via dicendo – in originale, visto che il Movimento ha deciso di non accettare autocertificazioni.
Ogni elettore grillino iscritto su Sky Vote da almeno 6 mesi, dovrà esprimere tre voti: quello per i candidati alla Camera, quello per il Senato e, il terzo, sarà quello con cui verrà valutato il “listino Conte” cioè l’elenco di nomi, scelti direttamente dall’ex premier, che saranno inseriti con un criterio di priorità nelle liste di candidati nel proporzionale.
Sul sito del Movimento, si specifica che questo listino “non supererà il numero massimo di 12 per la Camera dei Deputati (su un totale di massimo 191 candidati) e di 6 per il Senato della Repubblica (su un totale di massimo 93 candidati)” che, eventualmente potranno essere candidati fino a un massimo di cinque collegi proporzionali.
Ogni grillino iscritto potrà esprimere da 1 a 3 preferenze. Al momento di comporre le liste dei candidati al Parlamento, i candidati nei collegi proporzionali saranno alternati fra uomini e donne. Inoltre, i capilista nei proporzionali potranno essere al massimo il 60% di uno dei due sessi.
Inoltre, spetterà a Conte la decisione finale sui nomi “per valutare la compatibilità dell’autocandidatura con i valori e le politiche del MoVimento”. Ultimo passaggio: cade anche il mito della “territorialità del candidato”. Nelle due precedenti edizioni delle parlamentarie ci si poteva candidare solamente nel luogo di residenza. Ora ci si potrà candidare anche nel luogo del domicilio personale o professionale o “nel centro principale dei propri interessi”.
Trovano così conferma tutti i dubbi emerse nelle ultime giornate dal mondo penstastellato: Conte ha un potere assoluto di decidere sui nomi, ha un listino di suoi candidati, potrà candidarli in più collegi, quindi anche catapultando suoi fedelissimi dall’alto.
Nei giorni scorsi, dopo la decisione di confermare almeno la regola dei due mandati che ha messo fuori gioco praticamente tutti i colonnelli del partito, la prima querelle era scoppiata con Virginia Raggi, non candidata proprio per i due mandati. Poi, con Alessandro Di Battista. Poi con pezzi del partito sui vari territori, come in Calabria.
Chi con toni più duri, chi usandone di più sfumati, ma più o meno tutte le voci dissenzienti si sono levate proprio per criticare questo Contecentrismo.
Ad esempio, il partito in Calabria si è ribellato all’idea che Conte possa calare dall’alto una sua fedelissima, Vittoria Baldino, eletta nel Lazio nel 2018. Fra i malpancisti, il senatore Giuseppe Auddino, che parla di “papi stranieri” e la deputata Elisabetta Barbuto che lamenta la mancata chiarezza.

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