• domenica 4 Dicembre 2022 17:27

 

In Consiglio comunale sono rimasti più o meno tutti sorpresi: nessuno si aspettava che l’assessore al Decentramento, Andrea Catarci, potesse essere candidato al Parlamento.
Sei mesi circa da Assessore, un decennio come Presidente del Municipio della Garbatella, l’VIII secondo la nuova numerazione e, nel mezzo della tempesta perfetta che ha stravolto alcune candidature Dem, Catarci si ritrova candidato al Senato, nel collegio uninominale 3 che comprende i Municipi V e VI.
Dentro il centrosinistra non sono pochi quelli che ironizzano sulla impossibilità per Catarci di farcela e quindi, alla fine, derubricano questa candidatura a una specie di riempilista: “Tanto è un collegio perdente, non è che c’è molto da commentare: fa il riempitivo. La cosa nasce oggi e muore il 25 settembre”.
Il collegio uninominale Lazio 03 del Senato comprende il territorio dei Municipi V e VI e Catarci dovrà vedersela con l’avvocato Giulia Bongiorno. Nelle comunali dello scorso anno i Dem andarono male in entrambi i collegi al primo turno: nel V, Michetti prese il 32% e Gualtieri il 27; nel VI, Gualtieri il 18% e Michetti quasi il 40%. Il VI è anche l’unico Muncipio sui quindici di Roma vinto dal centrodestra ai ballottaggi.
Oltre gli ironici, ci sono anche quelli più riflessivi: “Andrea Catarci è una brava persona, espressione del territorio”, dicono per poi aggiungere: “solo che prima di lui la lista di possibili candidati è lunga. Insomma, non basta essere un uomo di Smeriglio per meritarsi un posto in lista”.
Andrea Catarci politicamente nasce all’epoca delle proteste universitarie dell’inizio degli anni ‘90, ironia della sorte per protestare contro la riforma dell’Università portata avanti da Antonio Ruberti, allora Ministro dell’Università, nonché padre di Albino, capo di Gabinetto fino a un paio di giorni fa nella Giunta Gualtieri.
Dopo la Pantera, rimanendo sempre schierato all’estrema sinistra, Rifondazione comunista e Sinistra Ecologia e Libertà, Catarci fa tutta la trafila dei centri sociali, come La Strada a Garbatella. Garbatella di cui diventa presidente nelle elezioni comunali del 2006 (secondo mandato Veltroni) venendo riconfermato dalle elezioni che videro Sindaco vincente Gianni Alemanno prima (2008) e poi Ignazio Marino (2013). Dopo un’esperienza nello staff in Regione Lazio, Catarci diventa assessore nella Giunta Gualtieri. A lui viene affidato il decentramento e la cosiddetta “città dei 15 minuti”.
Il caso La Regina in Basilicata – il capolista Dem, Raffaele La Regina, costretto al ritiro dopo la scoperta di una serie di post anti Israele – il gioco delle caselle lascia libera quella del Senato Lazio uninominale 03 che viene coperta con Catarci.
Che finisce in mezzo alle devastanti polemiche interne al partito legate alla formazione delle liste dei candidati: Area Dem, cioè i franceschiniani (Astorre, Leodori, Di Biase, Celli, Alemanni) contro Base Riformista (Prestipino), contro il battitore libero Claudio Mancini.
“Andrea lo conosco dall’epoca dell’VIII Municipio – spiega Valeria Baglio – lui presidente del Municipio e io del Consiglio municipale. È uno che lavora sul territorio e tanto”.
Le voci di sostegno dentro i Dem finiscono qui.
Molto più indulgenti, invece, dal centrodestra: “Andrea è una brava persona”, spiega Andrea De Priamo, come Catarci candidato al Senato, ma nelle liste di Fratelli d’Italia. “Io al posto del Partito Democratico non starei a pensare a uno come Catarci ma ai problemi delle correnti che sono emersi in questi giorni in maniera spaventosa. Sono delle beghe interne al Pd che fanno un po’ sorridere anche perché il collegio che gli hanno dato è tutt’altro che facile”. Qualche altro consigliere del centrodestra chiosa con malizia: “le critiche a Catarci ricordano quelle della volpe che non arrivava all’uva”.

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