• lunedì 6 Febbraio 2023 20:32

Qualche giorno fa sembrava potesse esserci uno spiraglio. Ieri, invece, si è chiusa, almeno per ora, l’attività del Centro sportivo Villa Flaminia, uno dei più grandi impianti privati della Capitale che sorge, nel quartiere Flaminio, a poca distanza dal Teatro Olimpico.
Ieri è arrivato l’ufficiale giudiziario che ha apposto i sigilli alla struttura: troppo alti i debiti accumulati in quest’ultimo biennio. Dopo 35 anni di attività, dunque, si chiude questo capitolo. Che lascia a casa, sotto Natale, una decina di dipendenti diretti a più di 120 collaboratori, principalmente istruttori. E che lascia senza palestre e campi anche tutte quelle famiglie che l’abbonamento lo hanno pagato.
La storia – come già raccontato dalle colonne del Messaggero – è purtroppo di quelle di ordinaria crisi: prima il Covid, poi gli aumenti folli della bolletta energetica hanno messo in crisi il Centro.
L’area è di proprietà della Congregazione provinciale dei Fratelli delle Scuole cristiane, noti piuù facilmente come i Lasalliani, una congregazione laica della chiesa cattolica fondata da santo Giovanni Battista de La Salle nella seconda metà del 1600.
Sette sale per la palestra e il fitness, tre piscine delle quali una è una semiolimpionica, un campo da calcio a otto, tre campi da tennis, una pista di atletica, un parco gioco per i bambini, uno chalet in stile provenzale per ospitare feste e ricevimenti e, infine, un ristorante: questa è, meglio, era la realtà del Villa Flaminia.
Lo scorso 2 dicembre, dopo un primo tentativo nelle settimane precedenti, la situazione era precipitata: la proprietà aveva tentato di rientrare in possesso dell’area presentandosi con l’ufficiale giudiziario e i carabinieri. Poi una mediazione basata sul fatto che lo scorso venerdì, 9 dicembre, era prevista un’udienza in cui il Centro sportivo chiedeva al Tribunale una sospensione dello sfratto fissato alla fine per ieri. Udienza che non è andata bene e, quindi, ieri, sono arrivati i sigilli: ai campi, alle palestre, alle piscine, ai parchi giochi.
E, per paradosso, i Lasalliani che a fianco al centro hanno una scuola che usava il centro come palestra, non potranno mandare gli studenti a fare ginnastica nel centro.
“Purtroppo – spiega Luigi Barelli, gestore del Centro sportivo – la nostra richiesta di sospendere l’esecutività dello sfratto per poter trovare un accomodamento non è stata accolta dal giudice. E non so neanche perché. Durante la pandemia, con la struttura chiusa, ci è stato chiesto il pagamento di 40mila euro di canone di affitto ogni mese. Poi l’aumento dei costi della bolletta: palestre e piscine vanno riscaldate in inverno e rinfrescate in estate con costi esorbitanti. Oggi abbiamo corrisposto un anticipo sullo stipendio di dicembre ai nostri dipendenti”.
Qualche giorno fa, quando era esploso il caso, Barelli aveva detto amareggiato: “i numeri degli abbonamenti degli anni scorsi non si fanno più. Ora, se va bene, gli abbonamenti si fanno trimestrali nemmeno più annuali. Il problema nasce con il Covid che ha fatto crollare le iscrizioni e poi con l’aumento della bolletta energetica anche del 500 percento. Nonostante questo e nonostante i costi di manutenzione altrettanto elevati, manutenzioni che non si sono fermate per il Covid, abbiamo fatto investimenti per mantenere gli elevati standard qualitativi dell’offerta sportiva. Mi aspettavo dopo 35 anni di attività che si potesse trovare una accordo”.
Un accordo che non si è trovato e che, almeno per ora, chiude fino a nuovo ordine, l’attività del Centro.

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