• lunedì 6 Febbraio 2023 19:26

Aggressioni ai sanitari, l’appello dei camici bianchi: “L’esercito negli ospedali”

L’ultimo caso è avvenuto una decina di giorni fa, al Sant’Andrea, dove un medico, cui è toccato il compito di avvisare i familiari del decesso di un paziente, è stato da questi aggredito e malmenato. Poi il caso della specializzanda di Udine, Adelaide Andriani, di turno alla guardia medica aggredita per la terza volta e ora intenzionata a cambiare lavoro. Ma l’elenco è davvero lungo: sono tantissimi i medici, gli infermieri e gli operatori socio sanitari che vengono aggrediti, insultati, feriti durante i turni in corsia. Per cui si corre ai ripari: i sindacati dei medici CIMO-FESMED, l’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate, e lo stesso presidente della Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo) Filippo Anelli, chiedono l’esercito in corsia per garantire l’incolumità dei camici bianchi.
Come Il Messaggero ha raccontato proprio in occasione dell’aggressione al Sant’Andrea la media dei casi denunciati e di quelli a cui non seguono denunce indica in almeno due le aggressioni giornaliere che si consumano.
Insomma, gli ospedali sono sguarniti e chi le fa le spese sono i lavoratori, medici, infermieri e ausiliari.
Quindi, il ministro della Salute, Orazio Schillaci, annuncia un’iniziativa con il ministero dell’Interno proprio per porre un freno ad episodi che si fanno sempre più ricorrenti: un patto tra le Aziende sanitarie e le Prefetture per arrivare in tempi “certi e rapidi” a protocolli operativi che consentano alle forze di polizia di intervenire rapidamente negli ospedali in caso di aggressioni nei confronti dei medici. La proposta di spedire i soldati negli ospedali ha suscitato l’immediata reazione del Cocer dell’Esercito, attraverso il delegato Gennaro Galantuomo: “Siamo esecutori di ordini, pronti a fronteggiare qualsiasi evenienza, ma è proprio necessario che sia l’Esercito a occuparsi di queste mansioni? Anche perché distoglieremmo gli uomini da altri incarichi”. Senza contare che, aggiunge, “sarebbe imbarazzante svolgere funzioni che di solito svolgono le forze di polizia”.
O almeno dovrebbero: al Sant’Andrea esiste un posto di polizia ma il personale è insufficiente, come per altro accade in quasi tutti gli altri nosocomi del Lazio. Per cui, in genere, gli ospedali ricorrono alla vigilanza privata che, però, di fronte a questi episodi non può intervenire in modo diretto. Per ora, solo Tor Vergata, Umberto I e San Camillo, a Roma, hanno il posto di polizia funzionante. Per gli altri, se c’è, è una stanza vuota.
Solo per fare un breve elenco, a novembre scorso un uomo di 34 anni, sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, aveva aggredito medici e infermieri del Villa San Pietro, ferendone non gravemente sei.
A giugno scorso, un paziente ha prima insultato un’infermiera, poi aggredito un medico ortopedico al Sant’Eugenio.
Poi ci sono anche i casi di aggressioni ideologiche: a ottobre 2021, dopo una manifestazione no vax, una dottoressa è stata aggredita in metropolitana da un gruppetto di antivaccinisti al termine di un alterco con altri passeggeri per le mascherine non indossate.

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