• mercoledì 4 Agosto 2021 07:09

Messo in un cantuccio, almeno per il momento, il problema con Eurnova – la società di Luca Parnasi “socia” nel progetto Stadio di Tor di Valle – e con il Campidoglio, la Roma dei Friedkin inizia a muoversi per un nuovo progetto Stadio con l’obiettivo di “chiudere” entro l’anno.
Nessuna indicazione ufficiale ma quello che trapela è un dimensionamento dell’impianto da 45mila posti (Tor di Valle ne prevedeva 52.500) e, come già anticipato, in aree della città per le quali non sia necessaria una variazione al Piano regolatore (si risparmia tempo) né un investimento milionario per opere infrastrutturali. Per inciso: aree preferibilmente di proprietà pubblica che sia del Comune o di altri Enti dello Stato, di qualche società controllata o “parastatale”.
Tor di Valle rimane comunque sempre sullo sfondo come possibilità ultima e remota. Tor Vergata presenta molti problemi, soprattutto per le infrastrutture che non ci sono e la cui programmazione, ammesso che vada a buon fine, risulta troppo lunga rispetto ai tempi che i Friedkin si sono dati, 4 anni e spicci, per avere l’impianto funzionante.
Per ora, si affacciano due aree. La prima è di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti e si trova a Torre Spaccata. Oggi è noto come il “Parco dei caduti dei Vigili del Fuoco”. Sta a meno di 300 metri da viale dei Romanisti, a un chilometro dalla Casilina, due dal Raccordo. A circa un km ci sono le fermate Alessandrino e Torre Spaccata della metro C più quelle del trenino Termini-Giardinetti. Quindi, da un punto di vista infrastrutturale la dotazione è già piuttosto buona.
Parliamo di un’area di oltre 560mila metri quadri, quindi abbondantemente sufficiente ad ospitare il solo Stadio con parcheggi di legge e strade (150mila metri quadri). Secondo il Piano Regolatore su quest’area si possono realizzare superfici commerciali, di servizio e turistiche.
Seconda area su cui la Roma si sta ragionando: zona Tiburtina/Pietralata. Non le aree del vecchio SDO: queste non sono utilizzabili perché i terreni sono già stati espropriati con una finalità che non può essere più cambiata. Qui la proprietà è di Ferrovie dello Stato.
In entrambi i casi, però, siamo solo alle analisi preliminari: c’è da capire cosa possono chiedere in cambio le proprietà e poi approfondire la fattibilità urbanistica e dei trasporti.

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