• mercoledì 4 Agosto 2021 08:23

Perfino la Corte dei Conti si è accorta che dei 60 minibus elettrici promessi dalla Raggi due anni fa ne girano solo 19. Inizia questa osservazione la sonora bacchettata della magistratura contabile all’Amministrazione Raggi sulla gestione delle società partecipate.

La prima convocazione era il 16 aprile, poi spostata al 21. Ma il Comune ha chiesto più tempo, quindi se ne riparlerà il 10 maggio, giorno in cui è fissata la “pubblica adunanza” della Corte dei Conti per discutere il pessimo stato dei bilanci comunali e delle società partecipate.

C’è un documento di 74 pagine (qui il testo completo) in cui i magistrati contabili passano al setaccio il rapporto fra bilancio del Comune e bilanci delle partecipate e già l’esordio è una bacchettata sulle dita del sindaco, Virginia Raggi, e del suo assessore al Bilancio e Partecipate, Gianni Lemmetti.
I magistrati riscontrano come “incompleto” il processo di razionalizzazione delle partecipate, poi, ancora, “ritardi pluriennali nell’approvazione dei bilanci” e, soprattutto, “pluriennali ritardi nell’intervento da parte del Comune per affrontare situazioni di crisi societaria”.
In particolare, a parte una veloce analisi di alcune partecipate che il Comune ha ignorato nei propri bilanci, il “deferimento” dei giudici contabili si concentra principalmente sulle tre società legate al trasporto pubblico: Roma Metropolitane, Roma Servizi per la Mobilità e Atac.
Per Roma Metropolitane i magistrati contabili affondano il coltello: nel 2019 viene “avviata la procedura di liquidazione”, nel 2020 “si assiste ad un repentino ripensamento” del Comune che “si impegna a riportare” in attivo la società. Ma, lamentano alla Corte dei Conti, siccome non erano stati approvati i bilanci, questo “atteggiamento contraddittorio” viene fatto “al buio” senza “avere chiarezza sulla situazione finanziaria” di Roma Metropolitane. Che ha una “parziale sovrapposizione di competenze” con Roma Servizi per la Mobilità, per cui i giudici vogliono sapere se “il Comune stia valutando ipotesi di riorganizzazione del TPL”.
Paroline dolci sono riservate anche ad Atac: sotto la lente ci finiscono le consulenze per il concordato preventivo. Ai 2,3 milioni del 2017, si aggiungono i 2,7 del 2018 e i 2,4 del 2019. E in molti casi sono consulenze più care del previsto e al di sopra dei tetti si spesa. Viene stigmatizzata anche la decisione del Comune di far pagare ad Atac i 227 bus nuovi per 4,8 milioni di euro il cui pagamento viene rimandato a dopo il concordato riattualizzando “il problema della copertura” economica.
Altra sferzata arriva dal noleggio dei 38 bus che Atac prese in affitto nel 2019 per cercare di colmare i vuoti in attesa dell’arrivo dei 227 bus nuovi. Costo totale del noleggio: 4,1 milioni di euro che fa 65mila euro annui a vettura “superiore di oltre cinque volte” il canone che Atac corrisponde al Comune per i 227 bus (12mila euro annui).
Grande apprensione per la vetustà dei binari di tram, metro e trenini la cui vita tecnica è 30 anni e che in moltissimi casi è raggiunta e superata.

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