• sabato 16 Ottobre 2021 10:47
Giampaoletti Franco

Il terremoto è appena iniziato: la nomina di Franco Giampaoletti, fino a ieri direttore generale del Comune, a direttore generale di Atac (con congruo incremento di stipendio che passa da 170 a 200mila euro annui) ha scatenato il finimondo politico.
Tre gli elementi: il silenzio della Raggi e dei grillini; la questione legale e quella politica.
Non una sola voce, nemmeno quella dell’ultimo pisquano dei pentastellati, s’è levata in difesa della nomina. In compenso, se ne sono levate contro: il leader della Lega, Matteo Salvini, il deputato Pd, Michele Anzaldi, e i capigruppo di Fratelli d’Italia in Regione, Fabrizio Ghera, e in Comune, Andrea De Priamo, annunciano tutti ricorso all’Autorità nazionale anti corruzione (Anac).
Molto tecnico è il rilievo di FdI: “La nomina di Giampaoletti solleva più di qualche dubbio se pensiamo a quanto stabilito dalla legge Severino” sulle assunzioni “in enti di diritto privato regolati o finanziati dalla pubblica amministrazione che conferisce l’incarico”.
Poi c’è il quadro politico, pesantissimo. Il senatore di Forza Italia Francesco Giro evidenzia come la nomina di Giampaoletti sia solo “un rompete le righe prima della catastrofe elettorale” accorpando la nomina di Giampaoletti con la candidatura del vicesindaco, Luca Bergamo, per un incarico a Parigi. Per il coordinatore degli azzurri nel I Municipio, Francesco De Michelichissà come mai di tutti i partecipanti alla selezione sia stato scelto proprio un fedelissimo” della Raggi. Quesito analogo lo pone Giuseppe Cangemi, vicepresidente del Consiglio regionale: “Il sindaco sta sistemando i suoi fedelissimi: spieghi come mai, tra 35 professionisti in lizza per la poltrona di nuovo DG, la scelta è caduta guarda un po’ proprio sul suo direttore generale del Campidoglio”.
Chiude il capogruppo Pd in Campidoglio, Giulio Pelonzi: “In attesa delle verifiche sulla legalità della nomina, è vergognoso premiare e blindare per scopi elettorali un esponente del cerchio magico della Raggi i cui meriti sono pari a zero, visto il disastro sulla partecipate la cui delega era affidata proprio a Giampaoletti”.

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