• mercoledì 4 Agosto 2021 08:43

 

Annullato in quanto adottato violando il principio della leale collaborazione fra poteri dello Stato, il Codice dei Beni culturali e l’obbligo di coinvolgimento del Ministero. Con queste motivazioni la Corte Costituzionale ha annullato il Piano Territoriale Paesistico della Regione Lazio (PTPR) approvato in Consiglio regionale nell’estate 2019. Il PTPR era stato impugnato dal Governo Conte II (quindi quello con Pd e M5S) ad aprile di quest’anno subito dopo l’impugnazione anche del collegato al bilancio. Il Governo aveva sollevato dinanzi alla Consulta il conflitto fra poteri dello Stato che, ieri, ha visto la Regione soccombere: PTPR annullato, come tutti gli atti ad esso collegati e si riparte da capo.
Nelle 21 pagine della sentenza (la 240/2020; nel link il testo integrale: 2020 11 17 Corte Costituzionale PTPR RegioneLazio) la Consulta ha di fatto accolto tutte le riserve espresse dal Governo e respinto tutte le giustificazioni fornite dalla Regione. In sintesi, i giudici costituzionali spiegano che “nel procedimento di formazione del piano regionale, è necessario un confronto costante, paritario e leale tra Regione e Stato, in funzione di un’intesa di carattere generale che assicuri una tutela unitaria del paesaggio”.
Nello specifico, il Consiglio regionale del Lazio – dopo aver raggiunto un’intesa con il MiBACT sulla proposta di Piano adottata dalla Giunta regionale – “aveva unilateralmente approvato il piano paesaggistico regionale, senza il coinvolgimento del Ministero”.
Subito dopo la sentenza, si scatena il terremoto politico.
La Regione si limita osservare che è già stato “raggiunto un nuovo accordo sul Ptpr” con il Mibact a luglio scorso e che il testo è “già stato inviato all’esame del Consiglio”.
Ma associazioni e opposizioni alzano il tiro. Per il presidente dell’Associazione nazionale Costruttori edili di Roma, Nicolò RebecchiniLa sentenza è l’ennesima dimostrazione di come la mancanza di chiarezza tra le competenze tra Stato e Regione sulla materia del paesaggio determini situazioni di grave incertezza per tutti. La sentenza rimetterà in discussione le certezze appena raggiunte dopo oltre 20 anni di procedure. Con questa pronuncia saremmo costretti a fermare i lavori avviati”. Festeggia anche Italia Nostra che considera il PTPR annullato “lacunoso e insoddisfacente”.
Poi c’è la politica con Verdi, M5S e Lega tutti all’attacco di Zingaretti: chi sottolinea come il PD al Governo attacchi il PD alla Regione e chi, senza neanche capire cosa dice la sentenza, coglie l’occasione per riaprire il dibattito sui contenuti.

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