• lunedì 17 Maggio 2021 00:06

Scaricati nottetempo, con una nota diffusa dopo le 22 di venerdì sera. Così se ne vanno Luca Bergamo, assessore alla Cultura e vicesindaco, e Carlo Cafarotti, assessore al Commercio.
Difficile tenere il conto dei rimpasti di Giunta Raggi: l’immagine della prima compagine del governo cittadino, inizio luglio 2016, è archeologia. Di quei dodici assessori, l’unico ad essere rimasto con la delega principale invariata è Daniele Frongia, titolare dello Sport.
L’altra sopravvissuta è Linda Meleo che però ha cambiato delega, senza vedere differenze nella qualità del lavoro decisamente dimenticabile, passando dai Trasporti ai Lavori pubblici.
Poi solo cambi. Altro che i sei della Roma contro lo Spezia in Coppa Italia: con l’addio di Bergamo e Cafarotti, quando arriveranno ufficialmente i successori, saremo al ventiquattresimo avvicendamento in quasi 55 mesi. Statisticamente, più o meno un cambio ogni due mesi.
Nella nota stampa notturna – stranamente nessuno, né il Sindaco né alcuno dei suoi fedelissimi ha riferito sui social dell’ennesimo rimpasto – la Raggi ha smentito “incomprensioni” o “dissapori” con Bergamo ma ha parlato di “diversità di visioni politiche per il futuro di Roma” che non hanno trovato “una sintesi”.
In realtà, con la scelta di Calabrese, un super pasdran raggiano, come nuovo vicesindaco, il terzo, e con Coia al Commercio e la Fruci alla Cultura segna il “serrate le fila” del Sindaco in vista delle elezioni.
E né Bergamo né Cafarotti hanno dimostrato la cieca devozione degli altri. “Ho servito l’amministrazione di Roma collaborando lealmente per 48 mesi. La Sindaca ha deciso di interrompere questa collaborazione a ridosso dalla fine del mandato”, ha scritto Bergamo su facebook. “Avevo espresso mesi fa riserve su modi e tempi della sua scelta di ricandidarsi, perché [si sarebbe] danneggiata la costruzione di una innovativa alleanza politica nel paese. Avvisavo che la sua forzatura invece di unire irrigidiva le posizioni. Fino ad ora mi pare di averci visto giusto”.
Se per Bergamo la questione è politica e investe anche il Pd, per Cafarotti la questione è legata agli equilibri interni al Gruppo grillino in Consiglio oramai sbrindellato in gruppi e gruppetti in guerra.
Non a caso, il nuovo assessore al Commercio, il terzo, sarà Andrea Coia, uomo da sempre considerato fin troppo vicino alle posizioni di commercianti e imprenditori. 
E non a caso, Cafarotti scrive: “chiudo con il rammarico di vedere derubricati, e con superficialità, i vostri lavori in poche e stringate righe di comunicato stampa”.
Due annotazioni: dopo il fedelissimo Calabrese, Coia è il secondo consigliere a lasciare l’Aula Giulio Cesare per entrare in Giunta contraddicendo la regola grillina del divieto di cambi a mandato in corsa. Unico consigliere per il quale sembra rimanere valida questa regola è Enrico Stefàno, cui deve essere riconosciuto il merito di avere tenuto in piedi mobilità capitolina di fronte ai disastri dei due titolari della delega. Ma Stefàno non è sicuramente un raggiano del cerchio magico.
Coia è anche il vero vincitore politico del lunghissimo braccio di ferro con i suoi predecessori – Adriano Meloni e Carlo Cafarotti – con i quali si sono registrati scontri al calor bianco e con lo stesso Stefàno soprattutto sulla questione ZTL: Stefàno per la chiusura, Coia per l’apertura come da richieste dei commercianti.

 

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