• lunedì 2 Agosto 2021 18:17

 

È stato abbandonato nel 2009, dopo l’ultima crisi Alitalia. È gigantesco: oltre 100mila metri quadri di superficie. Ed è uno dei grandi buchi neri di Roma: come lo Sdo di Pietralata o lo Stadio Flaminio. E come Flaminio e Pietralata è interessato da progetti di rilancio e sviluppo che, però, stentano a decollare.
Parliamo dell’ex “centro direzionale” di Alitalia, enorme complesso immobiliare che sorge a Magliana/Muratella pressapoco nella stesa area che l’ex presidente della Roma, Dino Viola, aveva individuato come quella giusta per costruire lo Stadio di proprietà nel lontano 1987.
Era il simbolo della nostra compagnia di bandiera e, in realtà, lo è anche rimasto: come Alitalia cade a pezzi, necessitando costantemente di soldi pubblici per rimanere in vita, così cade a pezzi il suo ex quartier generale, ospizio per senza tetto e sbandati.
Le cronache riportano un paio di incendi: giugno 2020 e gennaio 2019.
E le immagini riprese all’interno raccontano in modo concreto cosa significhino abbandono e degrado: cataste di pezzi di mobili, residui di computer di ere passate, vetri in frantumi, cavi elettrici penzoloni, controsoffitti divelti, scritte e graffiti, scale mobili distrutte, erbacce.
Il centro nasce nel lontanissimo 1991, quando il sindaco – all’epoca era il socialista Franco Carraro – non era nemmeno eletto direttamente dai cittadini ma nominato dai partiti in Consiglio comunale.
Erano cinque edifici fra loro connessi da una serie di tunnel. Ed erano il centro direzionale di Alitalia, il quartier generale, insomma.
Oggi, delle cinque palazzine iniziali, solo una è ancora in funzione, la A, che ospita una serie di uffici di alcune società multinazionali come la Jaguar-Land Rover o la Mazda.
Tutte le altre sono vuote e abbandonate oppure ricovero per disperati.
Nel 2002 Alitalia vende il Centro ad una holding di cui fa parte la Lamaro del Gruppo Toti, dando il via alla edificazione del nuovo centro direzionale dentro l’aeroporto di Fiumicino e rimanendo nei vecchi uffici della Magliana fino a quando, a dicembre 2008, si consuma definitivamente la lunga crisi Alitalia che viene salvata come compagnia di bandiera grazia all’acquisizione da parte della Compagnia Aerea Italiana (CAI). Ma è un salvataggio pagato a caro prezzo: oltre 10mila dipendenti Alitalia vengono licenziati e di questi, quasi 2800 lavoravano al Centro Direzionale che, a quel punto, chiude definitivamente i battenti.
Il Gruppo Lamaro negli anni successivi si muove: a dicembre 2012 si chiude con la Regione Lazio un accordo di programma da 37 milioni di euro.
Il progetto di riqualificazione del Centro Direzionale Alitalia – spiega Luciano Ciocchetti, all’epoca assessore all’Urbanistica della Giunta Polverini – era il progetto pilota del Piano Casa della Regione. Lo ha realizzato l’architetto Walter Macchi e prevedeva una serie di demolizioni e ricostruzioni ma soprattutto 350 appartamenti a canone da housing sociale: 70 metri quadri a 350 euro di affitto”.
Poi, però, la lentezza della burocrazia comunale e la costante difficoltà a reperire cospicui fondi da investire, durante una crisi economica decennale del settore immobiliare, unita a problemi sui costi degli oneri di costruzione hanno finito per rallentare tutto, fino quasi a fermarlo.
Da alcuni mesi, dopo i guai giudiziari che hanno coinvolto i Toti, il progetto è ripartito.
Spiega Luca Montuori, assessore all’Urbanistica del Comune: “Il recupero dell’ex centro direzionale Alitalia è un progetto che abbiamo seguito con grande attenzione. Si tratta di un percorso di rigenerazione per demolire un edificio ormai fatiscente e degradato e realizzare un intervento residenziale per circa 4500 abitanti con una significativa quota di alloggi in housing sociale, tema cui questa Amministrazione ha lavorato molto. Per questo abbiamo voluto approvare, già dal 2018, un importante schema di patti convenzionali per coordinare la realizzazione delle opere pubbliche previste, che comprendono aree sportive, parchi e una scuola, trasformando un intervento diretto in uno strumento di pianificazione da realizzare in diverse fasi temporali. Oggi finalmente registriamo un nuovo interesse della proprietà ad avviare i lavori la qual cosa è importante sia come segnale per il settore dell’edilizia in crisi sia per rigenerare una parte significativa di città”.

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