• lunedì 2 Agosto 2021 17:46

 

La nuda verità è che dei 12 miliardi del Recovery Fund di cui il sindaco di Roma, Virginia Raggi, va facendo la ruota, arriveranno (forse) 500 milioni.
Il resto è fuffa propagandistica: grazie ai cinque anni di nulla in cui questa Giunta ha fatto precipitare Roma non ci sono progetti pronti e cantierabili e che termineranno entro il 31 dicembre 2026. Perché per accedere ai fondi del Recovery occorrono due cose: il cantiere deve essere pronto a partire. E deve chiudersi entro la fine del 2026.
Lo scoop è dell’Agenzia Dire che, spulciando le carte, si è accorta che non ci sono le metro C e D, non ci sono le svariate linee tranviarie annunciate. Se va bene, potranno essere incassati dalla città i 500 milioni circa sufficienti per la contestatissima funivia Casalotti-Boccea, per la tranvia sulla Togliatti, tra l’altro già oggetto di un altro finanziamento, e forse per il tram su via dei Fori imperiali.
Paghiamo gli anni persi nel dibattito grillino sulla linea C: la mandiamo a Corviale (Paolo Berdini), la fermiamo a San Giovanni, no a Colosseo, no a Venezia. A forza di perdere mesi in elucubrazioni terrapiattistiche non sono stati fatti i progetti. La revisione progettuale della tratta centrale (Venezia-Clodio) della metro C è un’ambizione o poco più.
La Linea D – quella che qualche mese fa è stata rispolverata come la grande scoperta – è rimasta all’epoca di Veltroni: un segno di pennarello su carta.
Non a caso, dopo gli annunci trionfalistici (e molto da campagna elettorale) sull’arrivo dei fantomatici 12 miliardi, anche la Raggi inizia a ricalibrare il tiro. Pochi giorni fa, nel corso di un webinar, il Sindaco ha dovuto ammettere che “i soldi che arriveranno saranno di meno”.
Ieri, nel consueto spazio del venerdì su Facebook, alla domanda se le linee C e D della metro sarebbero state inserite nel Recovery, la Raggi ha risposto “Noi abbiamo fatto la richiesta per inserirle anche se la tempistica dello stesso Recovery prevede che le opere vengano concluse entro il 2027”. Ovvero: non ci saranno.
Poi ha aggiunto: “Ben prima del Recovery avevamo chiesto su queste un finanziamento al Mit, quindi a questo punto dipende delle scelte ministeriali: saranno loro a farci capire a quali fonti di finanziamento potremo accedere. Ritengo possibile che siano fondi ministeriali. Se poi saranno fondi del Recovery va bene lo stesso. Sulla linea D abbiamo completamente cambiato il modello procedimentale con cui era stata progettata. Abbiamo fermato il vecchio project financing e ora l’opera sarà finanziata dal pubblico, come il prolungamento della linea B”.
Insomma, fortissimo rumore di unghie sul vetro.
Delle opere che potrebbero ricevere soldi da Recovery, rimangono quelle in stato avanzato di studio: la funivia Casalotti-Boccea; la tranvia Togliatti che collegherà linea B, linea C e linea A lungo lo storico asse di Roma est che taglia in due il quartiere di Centocelle. Un’opera che aveva già ottenuto i finanziamenti del Mit nell’ambito del bando sul trasporto rapido di massa nel 2019 (Dm 607/19) e che ora saranno ‘liberati’ per far finanziare allo Stato altre opere. Poi potrà entrare un’altra nuova tranvia: o quella sui Fori imperiali o la Tva (Termini-Vaticano-Aurelio).

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