• martedì 22 Giugno 2021 21:54

Il bollettino del quotidiano disservizio recita: 16 stazioni su 27 della linea A e 15 su 26 della linea B con problemi ad ascensori, montaste, scale mobili. In termini percentuali, vuol dire che il 59% delle stazioni della A e il 58% della B ha problemi con gli “impianti di traslazione”.
Due giorni fa, l’ennesimo caso di un disabile rimasto bloccato nella metro, a Rebibbia in questa occasione, per il mancato funzionamento degli impianti.
Sedici giorni fa lo stesso episodio era avvenuto a Battistini.
Altri casi a febbraio 2021, ottobre 2020, settembre 2019, ottobre 2016. Sono quelli finiti sui giornali via social o per denunce. Non a caso, giusto un anno fa, Atac era stata condannata per condotta discriminatoria nei confronti dei portatori di handicap dal Tribunale di Roma: in quel caso a rimanere bloccato fu un ragazzo, Dario, rimasto bloccato per ben due volte a settembre 2019 a Eur Palasport e Eur Magliana.
Il disastro affonda le radici nel management Atac targato Paolo Simioni, scelto dalla Raggi prima dell’attuale vertice societario guidato da Giovanni Mottura.
Con un colpo d’ala, Atac bandì l’appalto per la manutenzione degli impianti di traslazione che venne vinto da un raggruppamento che offrì quasi il 50% di sconto. Già poche settimane dopo l’avvio di questo appalto, iniziarono a moltiplicarsi gli episodi di impianti fermi. Fino ad arrivare al dramma dell’incidente a Repubblica – i 40 tifosi russi del CSKA Mosca rimasti feriti per il crollo della scala mobile – poi alle fascette usate nelle riparazioni, alla lunghissima chiusura di Repubblica, Barberini e Spagna. Da allora, la corsa è stata quella a tappare la falla creata con gli appalti d’urgenza affidati all’ultimo secondo a Schindler.
Nel frattempo, però, sono arrivati a fine vita gli impianti di alcune stazioni della B. Il Campidoglio avrebbe dovuto programmare per tempo l’appalto senza riuscirci. E ora due stazioni – Castro Pretorio e Policlinico, cioè la Biblioteca Nazionale Centrale, l’Università la Sapienza e il Policlinico Umberto I – sono chiuse al servizio viaggiatori da ottobre e novembre 2020. Mentre in altre stazioni – fra cui Piramide, Bologna, Tiburtina, Quintiliani, Monti Tiburtini, Pietralata, Santa Maria del Soccorso, Rebibbia – gli impianti sono fermi. La sintesi di ciò che significhi per un disabile prendere la metro ai tempi dei grillini, l’ha data la persona rimasta bloccata a Battistini: “Uscire la mattina per prendere la metropolitana è un incubo: non sai se riuscirai a entrare. E se entri, non sai se riuscirai ad uscire”.

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