• sabato 31 Luglio 2021 13:24

Ennesima soluzione tampone per il nodo rifiuti di Roma: come al solito, con un copione che si ripete invariabilmente dalla chiusura di Malagrotta con Ignazio Marino, sul filo di lana, arriva l’ennesimo accordicchio per continuare a portare l’immondizia romana fuori città. 

L’annuncio arriva nel tardo pomeriggio dalla Regione Lazio. “Ieri pomeriggio si è svolta una  riunione tecnica in Regione con l`azienda Ama e la società E. Giovi (quella che gestisce Malagrotta, ndr) sul conferimento dei rifiuti trattati nell’impianto di Malagrotta. Dall’incontro sono emerse soluzioni positive”, afferma Massimiliano Valeriani, assessore regionale ai Rifiuti. “La società E. Giovi, che lavora circa 1.200 tonnellate di rifiuti al giorno, ha infatti individuato alcuni operatori in altre regioni  italiane in cui smaltire i rifiuti trattati. In particolare, sono in via di definizione accordi con impianti presenti in Abruzzo, Marche, Puglia, Friuli Venezia Giulia e Lombardia per un totale di oltre 36.000 tonnellate di scarti da luglio a dicembre 2021”.

Oltre questi accordi che intercorrono fra soggetti privati, “la Regione Lazio ha già sottoscritto intese con l’Abruzzo per 70.000 tonnellate e con la Toscana per 13.500 tonnellate, mentre si sta attivando anche un altro accordo con la Campania per 20.000 tonnellate di rifiuti di Roma, sempre nel periodo luglio-dicembre 2021”.

Per coprire i tempi tecnici necessari alla chiusura formale di questi accordi, Valeriani prevede di emanare una nuova ordinanza che consenta alla Giovi di scaricare su Viterbo per due settimane.

Quindi, la Raggi e il Pd sono salvi: sotto elezioni il rischio di una città sommersa più del solito dai riufiuti dovrebbe essere scongiurato e sarà una grana del prossimo sindaco capire come muoversi di fronte a un Piano rifiuti regionale che si basa sulle discariche e al totale negazionismo dei 5Stelle.

Valeriani però non lesina una stoccata ai grillini: “Questa soluzione, però, non esime il Campidoglio e la Città metropolitana dall’obbligo di indicare un sito dove realizzare una discarica di servizio per il Comune capitolino e un’altra per gli altri 120 comuni del territorio provinciale. Continuiamo a credere, infatti, che questo tempo vada assolutamente utilizzato per dotare Roma di tutti gli impianti necessari a renderla autosufficiente nella gestione dell’intero ciclo dei rifiuti”.

In realtà i sei mesi che si guadagnano con questa ennesima pezza a colori non saranno mai sufficienti a “dotare” Roma di impianti: ammesso che vengano prese decisioni politiche dal nuovo Sindaco (che si insedierà non prima di fine ottobre), farle diventare atti reali e non pezzi di carta richiede anni. Non a caso, la prospettiva di Ama di comprare un terreno a Santa Paolmba per realizzarvi un TMB si giostra sull’arco temporale minimo di un biennio. Ma bastano i casi dei due impianti di compostaggio – Casal Selce e Osteria Nuova – per capire quanto i tempi siano aleatori: dopo cinque anni di governo e svariati annunci, questi due impianti sono solo un tratto di penna su un pezzo di carta.

Inoltre, considerando la totale assenza di proposte politiche da parte dell’Amministrazione Raggi che si è contraddistinta in un quinquennio di “no” e di differenziata ferma al palo, il ripensamento del ciclo dei rifiuti cercando di limitare l’uso di discariche si andrebbe a scontrare con il Piano regionale costruito invece quasi totalmente attorno alle discariche con la necessità, quindi, di un doppio accordo politico: uno in seno al Campidoglio e un secondo con la Regione.

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