• sabato 31 Luglio 2021 13:37

Soccorso rosso in arrivo per Virginia Raggi: andare al voto con montagne di rifiuti sparse in tutta la città e un rimpallo di colpe fra Pd e 5Stelle, fra Comune e Regione, fra Raggi e Zingaretti, avvantaggia solo gli altri, Enrico Michetti e Carlo Calenda.
Quindi, meglio cercare l’ennesimo tampone al caos causato da un Piano Rifiuti sbagliato e nato vecchio in Regione e da un quinquennio di inerzia e dinieghi del Campidoglio.
Per l’ennesima volta, il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, emana una propria ordinanza per evitare che da emergenza rifiuti Roma possa piombare in emergenza sanitaria. Fino al 2 agosto – questa la data fissata nel testo di Zingaretti – i rifiuti di Roma andranno in pari misura a Viterbo e ad Albano Laziale. E speriamo che Roma si svuoti per alleggerire il sistema e dare tempo di andare a regime ai vari accordi per esportare immondizia fuori regione.
Per i primi nove giorni, dal 16 al 25 luglio, a Viterbo e ad Albano viene comandato di accettare 140 tonnellate al giorno. Per i sette giorni successivi, invece, quindi dal 26 luglio al 2 agosto – il quantitativo scende a 80 tonnellate.
Leggendo le premesse che motivano l’Ordinanza, però, si comprende appieno quanto il quadro sia drammatico e con una via d’uscita sempre più piccola e difficile.
Si legge infatti che “le discariche attualmente attive nel territorio regionale sono: la discarica di Viterbo che ha a disposizione” 125mila metri cubi e in cui depositano i rifiuti Roma, Latina e Frosinone (oltre Viterbo); “la discarica di Fosso Crepacuore, con una volumetria residua di circa 22mila mc e pertanto non rispondente all’autosufficienza della Città metropolitana di Roma Capitale, con una durata stimata fino alla fine del mese di agosto”. Perciò Roma – la società E. Giovi che gestisce i due TMB di Malagrotta – ha stretto accordi per portare i rifiuti in “Abruzzo, Marche, a Taranto, Pordenone, Bergamo e Mantova” che, però, “richiedono 2-3 settimane per le relative attivazioni”.
Però, come emerso dalle riunioni in Prefettura, “è stato confermato che gli accordi sottoscritti tra gestori fuori regione non saranno in grado di assicurare la sostenibilità del sistema di igiene urbana” e, inoltre, “che l’ordinanza della Sindaca della Città Metropolitana di Roma Capitale, adottata il 15 luglio u.s., relativa al conferimento progressivo delle quote dei cinque gestori della Capitale presso la discarica di Albano, non potrà produrre i suoi effetti se non dalla fine della prossima settimana”.
C’è anche spazio per un paio di stilettate politiche nascoste da un leggero velo di linguaggio burocratico: per l’indifferenziata, scrive la Regione, non si raggiunge l’”autosufficienza su base di ATO a causa dello scompenso tra produzione e trattamento dei rifiuti di Roma Capitale, anche in ragione del basso tasso di crescita della raccolta differenziata” visto che Roma, che pesa il 60% dell’intera Regione e il 73% della provincia, “non è in grado di assolvere autonomamente agli obiettivi di chiusura del ciclo” non essendosi  ancora “dotata della necessaria impiantistica”.
Però, visto che se la Raggi sbatte sul muro dei rifiuti, finisce per sbatterci pure Gualtieri, meglio muoversi e dare una mano a Roma. Con l’ennesimo tampone provvisorio.

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