• venerdì 17 Settembre 2021 09:14

Finisce nella polvere il quinquennio di Virginia Raggi sindaco e dei 5Stelle in Campidoglio: alla fine, di fronte all’ennesimo colpo di teatrino elettorale, le opposizioni hanno detto “no” e hanno votato contro mandando sotto la Raggi (assente) e i suoi.
Ventisei voti (contro 18) seppelliscono il tentativo del Sindaco di portare l’ultimo giorno di scuola la delibera di riorganizzazione delle società partecipate con la previsione di fondere la società tecnica Roma Metropolitane – 19,1 milioni di passivo negli ultimi due bilanci approvati di fretta venerdì 13 – con la politicizzata Roma Servizi per la Mobilità.
Un tentativo maldestro che giunge dopo un quinquennio di tentennamenti e indecisioni. Lo ha scritto più volte la Corte dei Conti: la gestione delle partecipate è stata “contraddittoria”, in special modo su Roma Metropolitane.
Per un quinquennio la Raggi e il suo assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti, non hanno saputo affrontare il nodo delle partecipate. Su Roma Metropolitane – non solo su di essa ma su di essa più che sulle altre – si è consumata una tragedia anche umana oltre che professionale: 147 lavoratori rimasti a Natale senza stipendio né tredicesima e metà di questi oggi in cassa integrazione a zero ore. In mezzo, il gigantesco contenzioso con il Consorzio Metro C (quello che sta realizzando la terza linea della sotterranea) con Roma Metropolitane, società che progetta la linea, che ricopre anche il ruolo di stazione appaltante per i lavori diventando la prima linea del Campidoglio di fronte a cause e risarcimenti.
Oggi, a mezzanotte, si entra nei 45 giorni che precedono le elezioni e si potranno votare in Consiglio solo atti indifferibili oppure quelli la cui mancata approvazione creerebbe un danno per l’Amministrazione. A settembre potrebbe esserci una finestra per qualche debito fuori bilancio o poco altro. La politica capitolina finisce qui.
Silenzio dalla Raggi, da Lemmetti e dal gruppo M5S. Esultano le opposizioni. Andrea De Priamo (FdI): “La Giunta esce di scena con una sonora sconfitta. Oggi bocciati dall’Aula, a breve dai cittadini”; Giulio Pelonzi (Pd): “Avevamo proposto un ordine dei lavori differente che la maggioranza ha rifiutato. Le opposizioni oggi hanno dato un giusto ‘schiaffo istituzionale’ alla sindaca”. Davide Bordoni (Lega) “Una fine ingloriosa ma scontata”; Stefano Fassina (sinistra per Roma): “Cala il sipario su un’esperienza di governo nata da una larghissima legittimazione popolare, sprecata sull’altare dell’improvvisazione, dell’arroganza politica, dell’indisponibilità al dialogo sociale e dei conflitti interni”.

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