• giovedì 2 Dicembre 2021 06:50

Diciannove milioni di passivo: così la Raggi certifica lo stato comatoso dei bilanci di Roma Metropolitane, approvando, dopo anni di inerzia, il 13 agosto, i conti del 2019 e del 2020 necessari a tentare il blitz in Consiglio per approvare l’ultimo giorno la delibera di riordino sulle Partecipate ed evitare di andare alle elezioni con la mannaia della Corte dei Conti sul collo.

Andiamo per ordine. Domani, 18 agosto, è l’ultimo giorno di piena vigenza della Consiliatura e alla mezzanotte fra il 18 e il 19, si chiude l’avventura della Raggi e dei 5Stelle alla guida di Palazzo Senatorio. Fino al giorno delle elezioni comunali – il primo turno è fissato per il 3 ottobree l’eventuale ballottaggio il 17 – si resta in carica solo con la possibilità di approvare in Aula Giulio Cesare e nei Municipi “atti che siano urgenti e improrogabili”.

Prima del fischio finale, la Raggi – che non ha ancora né presentato la relazione di fine mandato sui conti del Comune né pubblicato sull’aggiornata home page del sito istituzionale la delibera di censura della Corte dei Conti su questa mancanza – vuole approvare la delibera che riordina le Partecipate.

C’è una nota del segretario generale, Pietro Paolo Mileti, del 13 agosto, in cui si ricorda al Sindaco, ai Presidenti di Municipio e ai vari consiglieri che “gli atti improrogabili e urgenti [che vanno approvati dopo la scadenza della mezzanotte del 18 agosto] devono essere individuati, caso per caso dallo stesso organo consiliare nella propria autonoma responsabilità politico-amministrativa” e che “l’Ufficio che propone provvedimenti da approvare al Consiglio dovrà corredare [gli stessi] con motivazioni solide e coerenti idonee a rendere chiare le ragioni che sorreggono l’esigenza di procedere alla loro adozione” a Consiglio fermo per le elezioni.

LINK (13 agosto 2021) – La lettera del segretario generale, Pietro Paolo Mileti, sulle procedure negli ultimi 45 giorni di consiliatura

Il tentativo della Raggi di portare a voto la riforma delle Partecipate l’ultimo giorno è partito la scorsa settimana, durante una riunione della Conferenza dei capigruppo quando, il capogruppo M5S, Giuliano Pacetti, ha annunciato la volontà della Giunta di votare il riordino.

Dopo le prime obiezioni delle opposizioni di tipo giuridico ed economico, la Giunta si è sbrigata ad approvare i bilanci 2019 e 2020 di Roma Metropolitane: il primo, chiuso in passivo per 12,9 milioni e il secondo per 6,2. Ma non importa: impossibile provare il blitz senza avere i bilanci approvati.

La delibera di Giunta che approva i bilanci di Roma Metropolitane in perdita

 

Fatta questa incombenza, oggi e domani la Raggi proverà a far votare una delibera che fonde Roma Metropolitane con Roma Servizi per la Mobilità.

Si tratta di due aziende di proprietà esclusiva del Comune: la prima, Roma Metropolitane, è un’azienda tecnica che progetta grandi infrastrutture di mobilità, come la Metro C, e poi funge da stazione appaltante, proprio come con Metro C.

La seconda, Roma Servizi, è la clava politica dei grillini: è quella che ha progettato le cosiddette ciclabili verniciate temporanee buone come spot elettorale, è quella che valuta (e non applica) le sanzioni ad Atac e a Roma Tpl per i disservizi nel trasporto pubblico e che è guidata da un attivista grillino, Stefano Brinchi, coordinatore dei tavoli elettorali della Raggi sulla mobilità.

Le opposizioni sono sul piede di guerra: nonostante ferragosto in mezzo, si contano oltre 1600 fra emendamenti e ordini del giorno (900 Fratelli d’Italia, 480 Stefano Fassina, una cinquantina Cristina Grancio, un paio di centinaia il Pd). L’obiettivo è scavallare la mezzanotte del 18: per le opposizioni, questa delibera non rientra fra quelle votabili a Consiglio sciolto. A parte gli emendamenti, si fa la conta per provare il controblitz e bocciare l’ordine dei lavori per bloccare la discussione. C’è infine il nodo della cronica mancanza del numero legale: per tentarle tutte, invece che in presenza, il Consiglio è stato convocato online. E se oggi serviranno almeno 24 presenti (numeri che la Raggi non raggiunge stabilmente da mesi), è più facile che si vada domani, in seconda convocazione, con soli 16 presenti per la validità della seduta.

La tensione è così alta che se la Raggi tentasse l’ultima forzatura per provare a votare anche dopo lo scioglimento del Consiglio, le opposizioni sono pronte a chiamare i Carabinieri e a ricorrere al Prefetto.

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