• venerdì 17 Settembre 2021 08:11

Mancano poco più di 20 giorni al rientro a scuola e ancora il piano trasporti nella terza era del Covid è in alto mare. Se il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità, Enrico Giovannini, aveva lanciato l’idea del controllore per ridurre gli assembramenti sui mezzi di trasporto, ieri Regione Lazio e Comune di Roma frenano l’entusiasmo: per Atac sarà una cosa piuttosto difficile da organizzare.
Non che se ne avessero dubbi a prescindere, ma la precisazione ha comunque un senso: quotidianamente a Roma, nell’ora di punta, escono (o dovrebbero uscire) circa 1500 vetture per circa 260 linee e 5800 fermate. Nelle ore “di morbida” si scende di numero di vetture ma siamo sempre nell’ordine dei 700 bus che si muovono in città.
La Regione spiega: “All’idea del Ministro mancano gli elementi attuativi. Dopo di che, prima di poter parlare di controllori a bordo cui sia demandato il controllo del rispetto delle regole di distanziamento per il Covid, sarà necessaria la riunione del tavolo in Prefettura e la verifica del quadro normativo e del modello operativo”.
Sfrondando dal burocratese: capire come fare i controlli, se a terra o a bordo vettura, quali norme possono attribuire ai controllori il compito di verificare il distanziamento e anche gli aspetti economici. Insomma, tutto fuorché una cosa facile: il modello “a terra” per funzionare dovrebbe prevedere un controllore per ciascuna delle 5800 fermate su tre turni. Semplicemente impossibile reperire 18mila persone. A bordo, invece, ne basterebbero 1500 circa nel turno di punta e altrettanti negli altri due turni “di morbida”. Ma sono sempre almeno 3000 persone da reclutare.
Dal Campidoglio (e Atac) ovviamente, ributtano subito la palla in Regione: è innanzi tutto la Regione, in quanto ente competente per il servizio di trasporto, a dover recepire le linee guida del ministero sui controllori Covid.
Dopo lo stop nella pandemia, Atac ha ripristinato i controllori “ordinari” lo scorso maggio adottando un protocollo rafforzato a tutela di clienti e dipendenti.
Qui, però, il nodo non è più solo quello del controllo del biglietto e dell’abbonamento ma quello più complesso delle norme sul distanziamento. In più, appunto, occorrerebbe reclutare un vero e proprio esercito di almeno 3mila persone: servono risorse che Atac non ha e che non ha neanche la Regione. Per ora – si commenta in ambienti Atac – quello di Giovannini è un atto d’indirizzo generico, servirà attendere le Regioni, cui tocca predisporre il piano di trasporto pubblico, poi sarà la volta del Comune di Roma e quindi, a cascata, l’azienda.

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