• mercoledì 4 Agosto 2021 09:05

Il centrosinistra – Pd in testa – salva la Raggi: le delibere Ama (bilanci 2017, 2018, 2019, Piano di Risanamento e Piano Industriale), dopo giorni e giorni di dibattito in Consiglio, sono state approvate ieri, con l’aula in seconda convocazione (16 presenti per il numero legale) e con soli 20 voti favorevoli. Quatto grillini – Anna Fumagalli, Donatella Iorio, Marco Terranova e Angelo Sturni – non votano la delibera Raggi/Ziantoni/Lemmetti. L’ex 5stelle Monica Montella vota contro, come i consiglieri di Lega e Fratelli d’Italia.
Gli ex grillini – Cristina Grancio, Simona Ficcardi, Gemma Guerrini, Maria Agnese Catini – si accodano a Stefano Fassina (Sinistra per Roma) e al Pd e escono dall’aula regalando, di fatto, il passaggio della delibera (qui la “strisciata” con l’esito della votazione).
Finisce 20 voti favorevoli contro 9 contrari, con il Gruppo pentastellato sempre più lontano dalla maggioranza: nemmeno la presenza del sindaco, Virginia Raggi, in Aula a votare contro ad ogni emendamento presentato, basta per ricompattare i grillini. Né serve il tentativo del capogruppo 5Stelle, Giuliano Pacetti, di chiedere (e ottenere) il voto per appello nominale: un modo per tentare inutilmente di controllare la fronda interna.
Si chiude così la lunghissima querelle Ama con la Raggi che rivendica il proprio successo: “Diamo un futuro ad Ama, che rimane saldamente in mano pubblica, chiudendo i conti con decenni di cattive gestioni. Tracciamo una linea e rilanciamo il suo sviluppo industriale: investimenti, acquisto di nuovi mezzi e impianti, 300 nuovi operatori in strada entro l’anno. Per fare tutto questo è stata necessaria un’‘operazione verità’: finalmente abbiamo fatto pulizia nei bilanci e abbiamo risolto una serie di irregolarità che si sono accavallate nel corso degli ultimi 15 anni – e che abbiamo sottoposto anche alla valutazione della magistratura – scoprendo un buco di oltre 250 milioni di euro”.
Esce nettamente sconfitto il Pd (“il piano industriale presentato è sia sufficiente a garantire il rilancio dell’azienda e il servizio per la città”) e con esso l’intero pulviscolo del centrosinistra che appare litigare di giorno con i grillini per poi, quando serve, far giungere il soccorso notturno evitando di votare: la distanza dei 5Stelle dalla maggioranza degli eletti (25 voti) è così ampia da rendere superflua anche l’assenza di alcuni consiglieri di opposizione come Alfio Marchini o Giorgia Meloni. La controprova arriva dalla immediata eseguibilità del pacchetto Ama: per essere approvata occorrevano 25 voti. Invece la Raggi ne porta a casa sempre 20, lasciando, dunque, che la delibera “decanti” prima di sortire i suoi effetti.

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