• martedì 3 Agosto 2021 01:49

“Compito tuo”. “No, tuo”. “No, no, tuo”. E così all’infinito, come nelle filastrocche infantili il degrado cresce. Esattamente come la vegetazione che ha assunto dimensioni da sottobosco amazzonico. Siamo a Decima, nel territorio del IX Municipio, a 500 metri dalla via del Mare/Ostiense e a un chilometro in linea d’aria dall’Ippodromo di Tor di Valle.
Qui ci sono alcune case dell’ex Istituto nazionale per le Case degli Impiegati statali (INCIS), roba ideata all’inizio del Fascismo per costruire case per gli impiegati statali a basso stipendio, e poi, dl 1973, incorporato nell’allora Istituto Autonomo Case Popolari, lo IACP. Dal 2020 lo IACP è diventato l’Azienda Territoriale per l’Edilizia residenziale (Ater).
Stando alla denuncia di Luciano Ciocchetti, ex assessore all’Urbanistica della Regione, qui ci sono due aree verdi, fra loro distanti meno di 180 metri: una, da 2mila e 700 metri quadri in piazza Otello Boccherini e l’altra, 3mila e 600 metri quadrati, fra via di Decima e via Mario Ruffini.
Queste aree sono, di fatto, amministrativamente terra di nessuno. In teoria sarebbero di proprietà dell’Ater. Ovviamente, c’è un però. Spiega Ciocchetti: “Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Massimiliano Maselli, ha cercato un’interlocuzione con i vertici Ater per risolvere il problema del degrado e della manutenzione del verde in maniera veloce. Ma dall’Ater gli hanno risposto che queste aree sono considerate come informalmente cedute al Comune che ne ha preso una parte per realizzare un parcheggio e in un’altra, l’ex locale caldaie, ha accettato che si insediasse un centro sociale. Solo che al Comune non risultano. Già non fanno manutenzione a quelle formalmente del Comune, figurarsi a quel informali”.
E così, in quelle che potrebbero essere aree dove fare giocare i bambini, le ortiche hanno la stazza di giovani olmi. Gli oleandri raggiungono altezze mai viste. E tutte le erbacce sfiorano le ginocchia. Il tutto chiaramente offre riparo alla vista di cumuli di sacchetti di immondizia, cartoni di pizze, bottiglie di birra, panchine divelte.

 

 

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