• sabato 2 Marzo 2024 07:36
Stadio Flaminio

Troppi vincoli: la strada per il Flaminio è sempre più difficile da percorrere. Uno stadio di calcio per la serie A maschile lì è difficilissimo da fare e la Lazio rimane ferma.
Niente progetto. Almeno per ora: “abbiamo fatto un accesso agli atti. Abbiamo visto cosa chiede la Soprintendenza statale. Con queste condizioni, è assolutamente inutile proseguire”. Questa la versione della società biancocelesti che ribadisce: “come detto più volte nei mesi scorsi dal presidente, Claudio Lotito, noi siamo l’unico soggetto realmente interessato al Flaminio” ma con questi paletti è impossibile andare avanti.
I “paletti” sono contenuti in un parere che la Soprintendenza di Stato (qui il pdf) aveva reso lo scorso anno bocciando il progetto della Roma Nuoto scrivendo: “si ritiene che debba essere approfondita una proposta progettuale di conservazione che non comporti modifiche dell’impianto originario, dei rapporti dimensionali e architettonici, della percezione dello spazio nella sua interezza e delle diverse visuali e che abbia come finalità il recupero delle funzioni originarie senza l’inserimento di particolari e consistenti nuove destinazioni d’uso che comportano interventi di alterazione dello spazio architettonico, di adeguamento strutturale, normativo ed impiantistico”. Tradotto: di quell’impianto progettato da Pier Luigi Nervi non si può toccare nulla e così la città museo è servita.
La Lazio questo parere lo ha ottenuto a fine estate con un accesso agli atti. E non a caso, da quel momento, l’argomento è andato via via scemando di importanza: la società vorrebbe uno stadio da almeno 42 mila posti. Oggi ce ne sono a mala pena 24mila. E non poter modificare “l’impianto originario” significa semplicemente che 24mila posti sono e 24mila devono rimanere. Che il terreno di gioco non si può coprire come chiede la Uefa. Che non si possono creare spazi commerciali. Per non parlare dei parcheggi e della sicurezza per i filltraggi dei tifosi.
Stando al “Piano di Conservazione dello Stadio Flaminio” condotto dalla Sapienza, da DO.CO.MO.MO. Italia e dalla Pier Luigi Nervi Project Association, grazie ad un contributo erogato dalla Getty Foundation, sotto Virginia Raggi, i costi per ristrutturarlo così com’è non sono inferiori ai 40 milioni di euro.
I vincoli sono una questione nazionale e non a caso i pareri sono stati accentrati sul direttore generale del ministero. La Lazio è libera di muoversi come ritiene più opportuno ma penso che per giudicarlo, sia necessario prima presentare il progetto. Vorrà dire che nel bilancio farò inserire i fondi per redigere un vero progetto esecutivo di lavori di restauro. A quel punto, chiederemo al Governo di finanziare il recupero del Flaminio, come è stato fatto per lo stadio Artemio Franchi di Firenze, altra opera di Pier Luigi Nervi. Il Flaminio non solo un patrimonio di Roma ma del Paese e sono certo che nella presidente Meloni troveremo un’interlocutrice attenta”, dice l’assessore allo Sport, Alessandro Onorato, che in questi mesi ha tentato di portare al tavolo la Lazio.
Manca una formalità ufficiale del ritiro dei biancazzurri, “ma la mancata presentazione del progetto nei mesi scorsi diciamo che era un campanello”, spiega ancora Onorato che spiega come rilanciarlo dopo i restauri: “rugby, nazionali di calcio under 21, calcio femminile magari con la Roma Calcio”.

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