• martedì 22 Giugno 2021 22:22

Per i giudici però manca il Piano Impianti del Comune

Il Tar del Lazio ha deciso: la Regione Lazio non poteva emettere un’ordinanza per obbligare il Comune a scegliere il sito per la discarica.
La sentenza è arrivata a metà della mattina di giovedì 27 e subito il sindaco, Virginia Raggi, si è avventurata in una interpretazione politica totalmente personale dell’atto che non trova riscontro nelle nove pagine della sentenza.

LINK: ARTICOLO ILTEMPO.IT

Andiamo per ordine.
Dopo un triennio di caos rifiuti in strada e polemiche politiche con accuse reciproche fra Regione e Comune, Raggi e Zingaretti, Pd e M5S, a dicembre 2019, dopo un accordo politico sul Piano Rifiuti fra il capogruppo capitolino grillino, Giuliano Pacetti, e l’assessore regionale ai Rifiuti, Massimiliano Valeriani, la Raggi rompe gli indugi (e un pezzo della sua maggioranza) e identifica Monte Carnevale come il sito dove realizzare la discarica di Roma.
A marzo 2021, deflagra l’inchiesta della Procura sulla discarica di Monte Carnevale, con l’arresto di Valter Lozza proprietario dell’area e della società proponente il progetto e della dirigente regionale dei Rifiuti, Flaminia Tosini.
Poco dopo arriva la decisione del Campidoglio di annullare l’identificazione di Monte Carnevale.
Il 1 aprile la Regione emana un’ordinanza con la quale, fra le varie cose, impone al Campidoglio di individuare un sito per la discarica in città e ad Ama di operare una serie scelte industriali.
Il Campidoglio decide di rivolgersi al Tar. Che, questa mattina, annulla l’Ordinanza ritenendo che la Regione non potesse utilizzare lo strumento dell’ordinanza contingibile e urgente per imporre al Campidoglio i suoi doveri.
L’ordinanza contingibile e urgente – si legge nella sentenza (qui il testo integrale) è utilizzabile, inoltre, soltanto in via provvisoria, sussidiaria e straordinaria, quando la norma non preveda un atto amministrativo tipico e una specifica competenza ad adottarlo”. La norma invece questi atti li prevede e la sentenza li elenca subito dopo.
Anzi, dal Tribunale la bacchettata arriva sul Campidoglio quando stigmatizza la mancanza “di un piano impiantistico volto a garantire l’autosufficienza nel trattamento, trasferenza e smaltimento dei rifiuti del sub-ATO di Roma Capitale”.
Indipendentemente da quanto scrivono i giudici, però, la Raggi si lascia andare ad un’analisi politica tutta personale: “Si tratta di una vittoria per tutti i cittadini e tutti i territori che, da troppi anni, pagano scelte scellerate calate dall’alto. Ora la Regione Lazio non ha più alibi. I giudici hanno sgomberato il campo da ogni alibi. Non si può fare politica su un tema così delicato, sulle spalle dei cittadini. È arrivato il momento che la Regione collabori per cercare soluzioni fattibili e concrete”. Non c’è nulla di tutto ciò nella sentenza.

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