• giovedì 2 Dicembre 2021 08:13

Trenta pagine uno, 40 l’altro: sono i due ricorsi al Tar presentati dalla Eurnova di Luca Parnasi e dalla CPI Tor di Valle di Radovan Vitek. Con questi ricorsi, si chiama in causa il Comune per l’annullamento della delibera di Tor di Valle e, come anticipato da LaRoma24 nei giorni scorsi, con una richiesta monstre di risarcimento danni a valere sulle casse capitoline.

Ora ci sono anche i dettagli dei ricorsi e inizia a delinearsi anche la strategia difensiva del Campidoglio. 

I DETTAGLI DEI RICORSI
Entrambi gli atti, dopo aver dettagliatamente ripercorso tutti gli eventi a partire dall’epoca di Ignazio Marino nel 2014, chiedono al Tribunale di verificare sostanzialmente tre cose: la prima, la legittimità della delibera di revoca. La seconda, la nullità per vizio formale della delibera. Da ultimo, il risarcimento danni.

L’ILLEGITTIMITÀ DELLA DELIBERA
La richiesta di base dei due ricorrenti al Tar è studiata affinché il Tribunale dichiari illegittima la delibera.
Sia Eurnova che Vitek sostengono che il Campidoglio ha commesso una serie di errori che minano la legittimità dell’atto. In primo luogo, secondo i ricorrenti, quella del luglio scorso è una delibera di revoca, cioè un atto “politico” di apprezzamento del pubblico interesse. E come tale sarebbe soggetto al pagamento di un indennizzo.
Invece la delibera riporta come “elemento giuridico” fondante quello dell’annullamento in autotutela, cioè un annullamento dovuto ad un vizio di forma. Il Campidoglio trova questo vizio nella volontà della Roma di sciogliersi dal vincolo con Eurnova e di rinunciare al progetto Tor di Valle. Secondo i ricorrenti, invece, il Comune ha proceduto a una “revoca” semplicemente cambiando il “nome della legge”, violando il principio del “legittimo affidamento” dei privati sulla buona conclusione della vicenda. Tanto che si legge che i legali dei ricorrenti etichettano la delibera come “confusa e cumulativa di presupposti riconducibili a diverse” norme.

IL CAMPIDOGLIO “APPIATTITO” SULLA ROMA
Ci sono poi una serie di aspetti tecnici che gli avvocati di Eurnova e CPI Tor di Valle pongono in evidenza nell’atteggiamento tenuto dal Comune. A partire dal fatto che il Campidoglio si è “adagiato acriticamente sulla volontà manifestata da As Roma” facendo un “uso del potere di riesame secondo una modalità che potrebbe definirsi ‘capricciosa’”.
Ancora: sulla decisione della Roma di sfilarsi da Tor di Valle, secondo i ricorrenti il Campidoglio ha mantenuto un atteggiamento contraddittorio. Per i ricorrenti, nel 2014 viene sottoscritto un accordo con la controllante della As Roma SpA, la società As Roma SPV LLC. Nel 2021 non è As Roma SPV LLC a sciogliersi dall’accorso ma la As Roma società sportiva. Per cui, secondo i ricorrenti, o l’accordo del 2014 non era vincolante o non è “svincolante” la decisone del 2021.

IL RISARCIMENTO
Qualora il Tar accogliesse la richiesta di dichiarare illegittima la delibera di cancellazione di Tor di Valle, la CPI chiede un risarcimento danni da 234 milioni a 260, allegando una serie di fatture a giustificazione. Eurnova ne chiede da 20 a 31.
Se, invece, il Tar riconoscesse la legittimità della delibera comunale, i due ricorrenti chiedono comunque l’applicazione delle previsioni di legge sui risarcimenti. Ma, in questo caso l’ammontare delle richieste è decisamente più contenuto: per CPI da 21 a 47 milioni mentre per Eurnova la cifra richiesta è d 20 milioni.
Il totale, dunque, delle richieste di risarcimento che dovrebbe pagare il Comune va da un minimo di 41 a un massimo di 291 milioni di euro (le prime informazioni parlavano di una cifra compresa fra 47 e 265 milioni, ndr).

I VIZI DI FORMA
C’è un capitolo, poi, a parte: quello del vizio di forma nell’iter della delibera. Il caso è quello dei pareri – obbligatori ma non vincolanti – previsti dal regolamento comunale ed emessi dalle Commissioni Urbanistica e Sport. Nella delibera, viene indicato come le Commissioni in questione abbiano espresso un parere favorevole.
I ricorrenti, utilizzando il video pubblicato sul canale YouTube del Campidoglio, sostengono che quei pareri non sono stati mai resi poiché le Commissioni, al momento del voto, erano senza numero legale.
Si legge nei ricorsi che gli avvocati hanno presentato richiesta di accesso agli atti per avere le carte ufficiali ma che il Campidoglio non le ha mai consegnate.

VIE D’USCITA
Paradossalmente, questo vizio di forma, se accertato dal Tar e considerato sufficiente, potrebbe essere una scappatoia buona per tutti. La delibera Raggi potrebbe essere semplicemente dichiarata nulla, quindi come se non fosse mai stata fatta. Questo riaprirebbe i giochi: Comune, Eurnova, Vitek e As Roma potrebbero sedersi nuovamente a tavolino e trovare una soluzione condivisa che riesca a soddisfare le esigenze di tutti: quelle della Roma di non voler più andare a Tor di Valle, quelle di Eurnova e Vitek nel vedere salvaguardati i loro interessi e quelli del Comune nel non rischiare una causa dall’esito dubbio.

LA STRATEGIA DIFENSIVA DEL COMUNE
Anche perché, ovviamente in forma ufficiosa, dal Campidoglio filtra serenità: secondo l’Avvocatura, dalla prima analisi delle carte, emergerebbero una serie di contraddizioni nei due ricorsi ma, soprattutto, ci sarebbe una carenza di Eurnova a Vitek a presentare i ricorsi. Eurnova avendo venduto, Vitek non essendo subentrato non avrebbero titolo per rivolgersi al Tar.
Tuttavia, a parte questo aspetto, in Campidoglio si ragiona anche su altri due elementi. Il primo è che comunque, quando si dovranno predisporre i bilanci, il regalo della Raggi sarà quello di dover comunque accantonare prudentemente la somma richiesta nei ricorsi. E per l’assessore al Bilancio, Silvia Scozzese, non è certo un bel modo di iniziare.

E I PROBLEMI SUL NUOVO STADIO
La seconda questione è più complessa e delicata e riguarda i rapporti con As Roma. Che, se i ricorsi andranno avanti, sarà comunque chiamata in tribunale perché diventerà la linea di difesa del Comune. A quel punto, il problema sarà legato al nuovo Stadio. La società giallorossa, qualora iniziassero seriamente le trattative per il nuovo impianto, dovrà per forza creare una nuova società per presentare istanze e progetti in Comune: non è possibile farlo, infatti, per una società che ha cause in corso con l’Amministrazione pubblica.
Sui due ricorsi, in casa giallorossa rimane il “no comment” ufficiale e una tranquilla serenità sul buon esito delle future trattative per il nuovo Stadio.

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