• mercoledì 20 Ottobre 2021 16:20

Più ombre che luci nel rapporto 2020 sui rifiuti dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra). Crescita della raccolta differenziata nel Lazio e a Roma ma anche aumento della produzione di rifiuti, mancanza di impiantistica che costringe a esportare i rifiuti e, come conseguenza, elevati costi pro capite.

Primo punto: finalmente, nel 2019, la differenziata nella Regione sfonda il muro del 50%, raggiungendo nel 2019 l’obiettivo che era stato posto per il 2009: ora siamo al 52,2% mentre nel 2018 eravamo fermi al 47,8% con un aumento di oltre quattro punti percentuali. 

Anche a Roma finalmente ci si muove: il dato 2019 è il 47% di differenziata contro il 44% scarso del 2018.

Contemporaneamente, però, smentendo quelle previsioni che la volevano in diminuzione, aumenta anche la produzione dei rifiuti: insomma, di immondizia ne produciamo sempre di più.

A livello regionale, nel 2017 si registrava una produzione di 2 milioni 961mila 867 tonnellate, salite a 3milioni 26mila nel 2018 e a 3 milioni e 38mila nel 2019. A Roma, nel 2017 erano 2 milioni 316mila 277 tonnellate, salito a 2 milioni 369mila nel 2018 e, nel 2019, a 2 milioni 376mila. 

Altro passaggio: nella nostra regione non riusciamo a “a chiudere il ciclo” dei rifiuti per cui nel 2019 è aumentato di quasi il 70% rispetto al 2018 l’uso delle discariche. 

Questo, in qualche modo, pare giustificare le critiche al Piano regionale dei rifiuti approvato questa estate mosse sia dai 5Stelle che dal centrodestra: l’accusa era proprio di incentivare le discariche non prevedendo la costruzione di termovalorizzatori o di altri impianti di trattamento.

L’aumento dell’uso delle discariche nel Lazio finisce per squilibrare i valori dell’intero centro italia che si ritrova 310 tonnellate in aumento di rifiuti portati nelle fosse. 

Scrive Ispra a proposito del Lazio che “smaltisce nel proprio territorio il 20% dei rifiuti prodotti, a cui si aggiunge un ulteriore 6%, pari a circa 175 mila tonnellate, smaltito nelle discariche di altre Regioni (Toscana, Emilia Romagna, Molise e Marche, e minime quantità in Abruzzo, Puglia, Umbria e Calabria)”.
La carenza di impianti per il trattamento dei rifiuti incide sui numeri regionali: “a fronte di circa 550 mila tonnellate di rifiuti organici raccolti, gli impianti esistenti sul territorio regionale” ne trattano appena il 28,3% esportando il 44,6% in Veneto, il 28,3% in Friuli, il 13% in Umbria, il 5,9% in Abruzzo e il 4,4% in Emilia-Romagna.

Passando a Roma, nel 2019 ogni abitante ha prodotto 615,5 kg di rifiuti con un aumento di 10 kg rispetto al 2018. Detto dell’incremento, la percentuale di raccolta differenziata della Capitale rimane al di sotto sia della media regionale (52,2%) che di quella della Città Metropolitana (51,2%) salita di oltre 4 punti rispetto allo scorso anno.

L’ultimo dato, quello che più tocca da vicino le tasche dei romani, è il costo: ogni romano paga 255,87 euro annui per i rifiuti. Escludendo Venezia per ovvie ragioni, siamo quarti dopo Cagliari, Genova e Perugia.

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