• mercoledì 20 Ottobre 2021 15:49

L’impegno assunto dal sindaco, Virginia Raggi, in Procura era il voto entro il 18 marzo. Se va bene, però, le delibere Ama andranno al voto oggi, venerdì santo, con due settimane di ritardo. Sono i tre bilanci mancanti – 2017, 2018 e 2019 – più il Piano industriale e il Piano di risanamento di Ama. Tutta roba che è rimasta sul groppone della Raggi e dei suoi di fatto dall’insediamento ad oggi: la partita Ama è costata la poltrona agli assessori alle Partecipate, Massimo Colomban e Alessandro Gennari; a Pinuccia Montanari, assessore all’Ambiente; e a una pletora infinita di amministratori delegati, presidenti, amministratori unici di Ama, da Luisa Melara a Lorenzo Bagnacani.

Ieri terza seduta del Consiglio comunale dedicata al pacchetto Ama: nelle prime due, sono stati discussi ordini del giorno presentati da Fratelli d’Italia con Andrea De Priamo e Francesco Figliomeni, rispettivamente capogruppo e vicepresidente dell’Aula. Ieri, quasi a fine seduta, sull’ennesimo emendamento Figliomeni salta di nuovo il numero legale, cosa che ormai avviene sistematicamente da mesi. Numero legale, per altro, fino a quel momento garantito dalle opposizioni visto che i primi due appelli in apertura di seduta erano andati deserti.

Sfruttando una piega del Regolamento d’Aula, il presidente del Consiglio comunale, Marcello De Vito, al secondo appello (anziché al quarto) senza numeri decide di togliere la seduta. In questo modo, di fatto, ha reso un (mezzo) favore ai 5Stelle: la seduta riparte oggi in seconda convocazione, quindi, saranno necessari solo 16 presenti, invece di 24, perché l’Assemblea sia in numero legale. E, questo, rende superfluo il peso dei consiglieri 5Stelle dissidenti (Enrico Stefàno, Marco Terranova, Angelo Sturni, Donatella Iorio, Alessandra Agnello).

Tuttavia, la partita è ancora tutta da giocare e dovrebbe chiudersi proprio sul traguardo del voto oggi: dopo le defezioni di cinque consiglieri 5Stelle, il gruppo pentastellato è rimasto con 24 voti. Esattamente come il totale dei consiglieri di opposizione. Diventa quindi, fondamentale per l’esito di ogni voto la compattezza dell’uno e dell’altro fronte. Se fra i 5Stelle si può annoverare in più il voto del sindaco, Virginia Raggi, deve essere frequentemente sottratto quello del presidente del Consiglio, Marcello De Vito, che, per ruolo (e tensioni politiche), è più portato all’astensione che a votare con i 5Stelle. Dall’altro lato, conta la frammentazione delle opposizioni e le sporadiche presenze di Giorgia Meloni, Alfio Marchini e Alessandro Onorato.

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