• lunedì 25 Ottobre 2021 21:16

Una municipalizzata, la Sts di Frascati, con un buco di bilancio milionario e i libri in Tribunale; un consorzio per i servizi ai Comuni, il Cep, che da una situazione in attivo è passato a un bilancio in passivo e sulla quale si sono accesi i fari di Guardia di Finanza e Corte dei conti.
A unire Frascati e Zagarolo lo stesso management, vicinissimo al Partito democratico laziale, che scatena attacchi politici ed esposti all’autorità giudiziaria, come quelli presentati dal senatore di Frascati ex M5S Emanuele Dessì e dal centrodestra, opposizione in Consiglio comunale a Zagarolo.
Una situazione potenzialmente esplosiva per i tredici Comuni che hanno istituito il Consorzio Enti pubblici (Cep) e che ora sarebbero a rischio default, o comunque con enormi problemi a chiudere i bilanci, proprio per la complicata situazione della società che per loro conto gestisce i servizi di riscossione: Tari, Imu, rette scolastiche, e via dicendo.
Parliamo di alcuni dei più ricchi comuni della ricca provincia romana: Bellegra, Casape, Cave, Colonna, Gallicano nel Lazio, Genazzano, Palestrina, Percile, Poli, Rocca di Cave, Rocca Priora, Roiate e, infine, Zagarolo.
Si parte dalla “Società Tuscolana Servizi”, la multiservizi del Comune di Frascati, che dopo una lunga agonia e tante polemiche, nel giugno 2019, va in fallimento. Fra il 2014 e il settembre 2017 a guidare la STS è il direttore generale, Paride Pizzi, che lascia la STS per passare, sempre come direttore generale, al Consorzio Cep.
In due anni il Cep passa da una situazione di attivo a un passivo di svariati milioni di euro. Stando all’esposto (qui il testo originale) presentato alla Corte dei Conti da Lega e Fratelli d’Italia di Zagarolo, con pesanti riflessi su bilanci dei Comuni.
E, stando a quanto scrive il senatore Dessì nei propri esposti (qui il testo), in questi due anni si susseguono svariati affidamenti assegnati sotto forma di consulenze specialistiche per un valore di centinaia di migliaia di euro ciascuna a società spesso con sedi negli stessi indirizzi ed edifici, con capitali sociali addirittura da 100 euro, e attivate poche settimane prima dell’arrivo degli affidamenti.
E due anni fatti anche dell’acquisto di una nuova sede per la stessa Cep per un milione e 750mila euro.
Andiamo per ordine.

GLI AFFIDAMENTI

Seguendo l’esposto di Dessì con tutte le carte allegate, emergono una ventina abbondante di affidamenti specialistici: si va dalla stampa e imbustamento e notifica degli atti, ai servizi di recupero dell’evasione e dell’elusione fiscale di ICP, Tosap e diritti sulle affissioni pubbliche. Altri affidamenti: il controllo anagrafico delle persone fisiche, la verifica dell’esistenza di eredi, il controllo delle partite iva e delle caselle di Posta elettronica certificata. Insomma, anche se in molti casi si tratta di informazioni già in possesso dei Comuni facenti parte del Cep, si tratta di tutta una serie di servizi specializzati. Solo che a farle, stando alle visure camerali che Dessì allega all’esposto, sono società con capitali minimi, in due casi le società che ricevono le commesse hanno capitali sociali di 100 euro, in altri due di mille euro e solo in un caso arrivano alla cifra di 10mila euro.
In totale parliamo di 22 affidamenti diretti per un totale di 2 milioni e 548mila euro: spesso le cifre dei singoli affidamenti arrivano a 150mila euro per ciascun affidamento.

LA NUOVA SEDE

Oltre queste spese c’è quella per l’acquisto della nuova sede della Cep. Un milione e 750mila euro per comprare un totale di otto appartamenti in via della Stazione a Zagarolo: 4 al primo piano, 4 al secondo, con 9 posti auto riservati per una superficie di 789 metri quadri: reception, doppia sala di attesa, un’area stampa, una sala conferenze, un’area operativa con 25 postazioni, la direzione tecnica, la sala del presidente, 7 bagni in totale, una terrazza e 4 balconi.
A decidere questo acquisto è l’amministratore unico del Cep, Gaetano Bartoli. A erogare il mutuo per 950mila euro è la Banca di Credito cooperativo dei Castelli romani e del Tuscolo nel cui consiglio di amministrazione, come si legge dal sito aziendale, siede in qualità di  consigliere lo stesso Gaetano Bartoli.
Che oltre che in banca e al Cep ha anche un altro posto di lavoro: inquadrato come diplomato (categoria C) a Bartoli è stato dato nel febbraio 2019 un “incarico fiduciario di collaborazione del vicepresidente della Giunta regionale del Lazio” con incarico a tempo parziale (ecco la determina di incarico). Ad agosto 2020 l’incarico viene modificato in “fiduciario di collaboratore della Segreteria dell’Ufficio di Gabinetto” sempre con un part time (ecco la relativa determina).

ESPOSTI E INDAGINI

Un paio di settimane fa, a quanto trapela, uomini della Guardia di Finanza hanno fatto visita al Cep portandosi via svariati documenti. E su questa storia ci sono ben due diversi esposti: il 18 gennaio sono Lega e Fratelli d’Italia a scrivere alla Corte dei Conti, il 18 aprile è il senatore Dessì a indirizzare una lunga denuncia alla Procura della Repubblica.

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