• martedì 28 Settembre 2021 01:36
Piazza del Campidoglio

Se il centrodestra registra una giornata di stallo in cui spicca giusto una telefonata fra Giorgia Meloni e Guido Bertolaso col dossier elezioni rinviato ai prossimi giorni, a sinistra la corsa di Gualtieri parte davvero male. Non solo il primo sondaggio lo dà molto staccato – difficili altri risultati dopo due mesi circa di rosolatura a fuoco lento e retrocessione a riserva di Zingaretti – ma la sua coalizione minaccia di andare in frantumi ancor prima di iniziare la competizione.
Primo punto, quello delle donne che non ci sono tanto da spingere il direttore di LaPresse, Alessia Lautone, a un tweet al vetriolo: “AAA Cercasi donna ornamentale per primarie. Esclusa vittoria”. Donne che, però, nelle retrovie si azzannano: una componente porterebbe Michela Di Biase come coordinatrice della campagna e poi vicesindaco; un’altra spinge per il ticket Gualtieri-Monica Cirinnà; una terza per il ticket con Patrizia Prestipino e, addirittura una quarta, per Cecilia D’Elia vicesindaco. Un caos stigmatizzato dall’europarlamentare Massimilano Smeriglio e dal presidente del municipio VIII Garbatella, Amedeo Ciaccheri.
Che è l’altro problema di Gualtieri e dell’intera colazione di centrosinistra: il Pd, ormai vittima della retorica primarie, le vorrebbe anche per i Municipi. Solo che Ciaccheri e Francesca Del Bello, presidente del II Municipio in quota Claudio Mancini (appena dimessosi da tesoriere del partito romano), hanno deciso di candidarsi nuovamente e hanno preso le primarie come una sorta di “sfiducia politica”. Per inciso, Ciaccheri è non solo uno degli uomini forti di Smeriglio a Roma ma è anche il portavoce di Liberare Roma, uno dei partiti che hanno firmato, pochi giorni fa, l’accordo col Pd mediato dal capogruppo Dem in Campidoglio, Giulio Pelonzi.
Altra sottolineatura: Ciaccheri era stato fra i primi a schierarsi alle primarie a favore di Monica Cirinnà il cui ritiro “spontaneo” è un altro elemento di attrito col Pd. Nella tarda serata di ieri, nuova riunione del tavolo di coalizione il cui esito è tutt’altro che scontato e potrebbe portare all’uscita della sinistra dalla coalizione appena nata oppure, se lo strappo sarà ricucito, potrebbe condurre alla proposta di candidare alle primarie Imma Battaglia.
Il malumore contagia anche Sinistra Italiana: “La coalizione c’è se ci sarà un assetto plurale anche nei municipi, altrimenti c’è solo il Pd che alle primarie non solo non vuole le donne, ma non vuole neanche gli alleati”.

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