• martedì 28 Settembre 2021 00:45

Il Governo ha nominato il Commissario straordinario per la Metro C ma, intanto, continua la lunga serie di lettere che il Consorzio Metro C SpA – il raggruppamento di imprese che sta fisicamente costruendo la terza linea della metropolitana romana – scrive al Governo e al Campidoglio per chiedere il pagamento delle fatture ancora insolute.
Il problema si intreccia direttamente con quello della sopravvivenza di Roma Metropolitane, la società di proprietà del Comune, che l’Amministrazione Raggi – con un comportamento stigmatizzato anche dalla Procura della Corte dei Conti che l’ha definito “contraddittorio” – ha prima (2019) deciso di mettere in liquidazione e poi (2020) al contrario deciso di recuperare.
Roma Metropolitane è la società appaltante della costruzione della linea C e, quindi, il diretto debitore del Consorzio. Il Comune aveva avviato nel 2012, sotto Alemanno, una sorta di “lodo” per chiudere la transazione con il Consorzio. Il lodo era stato impugnato da Marino. Ma, alla fine, i giudici hanno deciso che il lodo era valido e hanno condannato Roma Metropolitane e il Campidoglio a pagare quanto concordato.
L’ultima lettera è partita il 27 maggio scorso (qui il testo completo) ed è stata indirizzata a Roma Metropolitane, al Campidoglio – Sindaco, Assessore alla Mobilità, Ragioneria Generale – e al Commissario straordinario del Governo, Maurizio Gentile, ed è una diffida a pagare.
Ancora una volta – l’ennesima dal 2016 ad oggi – si legge che il “Committente [Roma Metropolitane e, quindi, il Campidoglio] è rimasto completamente inerte” all’obbligo di pagare “quando ancora dovuto a fronte del lodo 2012 la cui impugnazione è stata dichiarata inammissibile da oltre un anno dalla Corte di Appello di Roma”.
Il risultato di questa inerzia – nota caratteristica dell’Amministrazione Raggi – è il che il “Committente risulta debitore di 17 milioni 186 mila euro” e spicci per “saldo di fatture emesse sin dal 2013”. Somma cui vanno aggiunti “tutti gli ulteriori importi dovuti” come interessi per i quali, scrive il Consorzio, “ogni ulteriore ingiustificato ritardo costituisce cosa di progressivo aggravio degli oneri a carico della finanza pubblica”. Insomma, il capolavoro grillino continua a costarci sempre di più.

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