• lunedì 25 Ottobre 2021 21:32

Probabilmente, alla fine, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, riuscirà nel suo intento e otterrà l’approvazione del Consiglio comunale della delibera che revoca senza indennizzo il pubblico interesse allo Stadio della Roma.
Stando a Radio Campidoglio, la votazione potrebbe giungere non la prossima ma la settimana successiva, quella che va dal 19 al 23 luglio, di fatto quasi nei “minuti di recupero” di questa Consiliatura.
E sarà un’approvazione se non ai limiti della legalità sicuramente oltre quelli dell’agibilità politica: si andrà in seconda convocazione, cioè con soli 16 presenti utili a garantire il numero legale e quindi la validità della seduta (normalmente devono essere in 24) e i voti favorevoli saranno fra 16 e 20. Molti di meno della reale maggioranza dell’Aula che è di 25 voti a favore su 48 presenti (49 se si include anche il Sindaco presente e votante).
Si vedrà anche perché sono ancora in corso (e altre calendarizzate) Commissioni secretate per la presenza di Avvocatura e Segretariato e anche i più fedeli della Raggi sono molto in imbarazzo su questa delibera che comporterà comunque la necessità di accantonare cifre consistenti sul bilancio comunale futuro in vista della probabile causa di risarcimento danni.

Quel che è certo è che l’intera vicenda, assurta a teatro d’avanguardia, del progetto di realizzare lo Stadio della Roma a Tor di Valle è la cifra che, volente o nolente, contraddistinguerà come una nemesi il quinquennio di Virginia Raggi. Forse più del caos rifiuti. 
Da “No allo Stadio“, a “#unostadiofattobene” a “addio Tor di Valle” fino a (forse) “la nuova area sarà...”: non c’è anno di attività della Giunta Raggi che non si intersechi con la vicenda del Progetto Stadio. 


“LO CANCELLIAMO E LO SPOSTIAMO DA UN’ALTRA PARTE”

Dall’inizio del 2014 alla fine del 2015, la Raggi – e con lei gli altri tre “apostoli” del grillismo, oggi “apostati”, Marcello De Vito, Enrico Stefàno, Daniele Frongia – si era schierata per il “no” al progetto e la cancellazione dello stesso. In campagna elettorale 2016, si registra l’inarrivabile vetta di comicità il video di Virginia Raggi che a RadioRadio – la stessa emittente da cui proviene oggi, come una nemesi, lo sfidante di centrodestra, Enrico Michetti – a marzo 2016 con un candore naïf dice “Ritiriamo la delibera e lo facciamo da un’altra parte”.

LINK YOUTUBE: IL VIDEO DI VIRGNIA RAGGI “RITIRIAMO LA DELIBERA”


Ovviamente, non si poteva fare. Come l’avvocato Raggi ha scoperto in seguito.
Ma la scelta di Paolo Berdini va nello stesso segno. Altro meraviglioso momento di comicità: il comizio di chiusura dell campagna, a Ostia, quando, presentando Berdini, la Raggi lo lancia come il nemico del palazzinari e degli speculatori. Mancava solo gli affamatori del popolo, poi avremmo fatto l’en plein.

Neanche sette mesi dopo, a cavallo di San Valentino del 2017, la Raggi apostrofò Berdini (dopo l’intervista galeotta a Federico Capurso de La Stampa) con un sonoro “pensasse a lavorare”.
In sette mesi, lo Stadio della Roma spacca il mondo grillino tanto a livello politico, quanto a quello istituzionale.
Da un lato, i duri e puri, ancora convinti della possibilità di annullare tutto: Berdini in primis. Ma anche le consigliere Cristina Grancio e Monica Montella.
Dall’altro, i governisti: capifila Daniele Frongia, Marcello De Vito e il capogruppo, Paolo Ferrara.
In mezzo Virginia Raggi, incapace di scegliere. Anche perché, mentre lo scontro fra fazioni divampa feroce (novembre-gennaio 2016) arriva la prima tempesta: l’assessore all’Ambiente, Paola Muraro, e il (forse) più ascoltato collaboratore della Raggi, Raffaele Marra, finiscono la prima indagata (sarà molto dopo assolta) e il secondo arrestato. Tanto che il Movimento 5Stelle nazionale spedirà una specie di commissariato politico a controllare, guidare e consigliare la Raggi.
Il livello dello scontro fra le due fazioni sale di giorno in giorno. Si registrano uscite incongrue di Berdini (“Lo Stadio? L’hanno preso sui denti”), pareri legali che volano da una parte all’altra.
Se ne contano almeno quattro, di pareri legali: due richiesti dai “no Stadio” a studi legali privati (uno a Ferdinando Imposimato; l’altro allo studio AdLaw) dal fronte del “no”; due richiesti dalla Raggi all’Avvocatura capitolina, uno dei quali (quello dell’avvocato Andrea Magnanelli) sarà successivamente secretato.
Annullare? Revocare? Andare avanti? E come?


ARRIVA LANZALONE

Lampo di genio: da Livorno, i vertici nazionali del partito spediscono a Roma l’avvocato Luca Lanzalone che nella città toscana aveva curato il caos giuridico sulla municipalizzata dell’Ambiente (l’Ama locale) per conto della Giunta di Filippo Nogarin e Gianni Lemmetti.
In due mesi, da fine 2016 a febbraio 2017, Lanzalone parla, incontra, ascolta. E consiglia. Niente revoca né annullamento. Troppo pericoloso. Modifichiamo il progetto. 
A San Valentino 2017 Berdini esce di scena: politicamente la sua posizione era diventata incompatibile con queste decisioni della Giunta. Umanamente, dopo l’intervista a Capurso, era anche insostenibile.
Sette giorni dopo, viene firmato il nuovo accordo con la Roma di Pallotta e la Eurnova di Parnasi.
Siamo a “#unostadiofattobene”.
Si riparte con una nuova delibera, un accrocchio con la Regione per non riazzerare tutto l’iter e proseguire con quello vecchio. E arriviamo a dicembre 2017 con il via libera finale della Conferenza di Servizi.

ARRIVA LA PROCURA
Si gira l’anno del calendario e ricominciano i problemi.

Alla vigilia della conclusione dell’iter di pubblicazione della variante urbanistica, metà giugno 2018, arriva l’arresto di Luca Parnasi, di sei suoi stretti collaboratori; poi Luca Lanzalone e gli avvisi di garanzia per un’altra ventina di persone, fra politici e tecnici della Regione, del Comune e del Municipio. È l’”Inchiesta Rinascimento”.
Si blocca tutto in attesa che si chiarisca il quadro delle indagini. Poco dopo la Raggi chiede agli uffici di fare un controllo (due diligence) su tutti gli atti: per la Procura il progetto Stadio non è oggetto di indagini né ci sono dubbi di legittimità. Ma occorre far vedere che si controlla tutto scrupolosamente.
A settembre ricominciano i colloqui fra gli uffici tecnici e la Roma con Eurnova, che nel frattempo ha un nuovo management.

LA FARSA DEL POLITECNICO DI TORINO
E si va avanti piano piano. Anche perché la polemica divampa proprio sugli effetti in termini di mobilità delle scelte di modifica del progetto fatte dalla Raggi. Che, nell’ambito dei controlli, fa commissionare al Politecnico di Torino uno studio sul funzionamento dei trasporti pubblici e privati. La prima versione è “catastrofico”. La seconda, con un maquillage fra le cose più comiche lette negli ultimi anni, rimane sempre catastrofica se non saranno realizzate tutta una serie di opere (Ponte dei Congressi, viabilità accessoria, investimenti sulla Roma-Lido di Ostia) che stanno sulla carta da almeno un settennato. 

PROCURA, SECONDO ATTO
Marzo 2019, secondo filone dell’inchiesta della Procura. Stavolta è l’inchiesta “Congiuntura Astrale” che con lo Stadio c’entra ancora meno di quella dell’anno prima. Ma che porta in carcere il presidente del Consiglio comunale, Marcello De Vito.
Nuovo stop. Nuova due diligence. Nuove settimane che si perdono.
Le parti ricominciano a vedersi a fine maggio.

IL CASINO DELLA VIA DEL MARE

Il nodo fondamentale che per mesi blocca i lavori e la conclusione dell’accordo è che il Comune, dopo la Conferenza di Servizi dove non è riuscito ad ottenere tutto quello che voleva, cerca di ottenerlo ora.
La questione è quella della via del Mare/Ostiense. Oggi, sono due strade (da viale Marconi al Raccordo), ciascuna con una corsia per senso di marcia, fra loro affiancate e separate da un guard rail. Il progetto prevede che le due strade siano unite e siano resi omogenei i sensi di marcia togliendo il guard rail interno. Solo che in un punto del tracciato, per 900 metri la via del Mare sia anche fisicamente separata dalla via Ostiense da una serie di capannoni industriali.
Quello è il punto dove dovrebbe innestarsi il futuro (futurissimo) Ponte dei Congressi. Con l’attuale conformazione della strada, questo innesto costerebbe al Comune 42 milioni di euro.
Quindi, il Comune chiede alla Roma: fai tu, espropriamo i capannoni e unifichiamo tutto il tracciato.
Per il Comune è un taglio di 24/28 milioni di euro di costi e, soprattutto, una progettazione sugli innesti incassata gratis. 
Solo che la furbata del nuovo accordo fra proponenti e Comune versione Raggi ha lasciato inalterato, non adeguandolo, il quadro normativo previsto da Marino: lo Stadio non apre se non sono completate tutte le opere pubbliche. Quindi, il Comune non solo pretende che la Roma faccia qualcosa non previsto nel progetto approvato dalla Conferenza di Servizi, ma vuole anche mantenere la possibilità di non far aprire lo Stadio se questa opera non fosse conclusa.
Questo dibattito di fatto è quello che blocca la conclusione della stesura della versione finale del contratto (Convenzione) da settembre 2018 a luglio 2020. 
Tanto che in questo lungo lasso di tempo, si conteranno 41 scambi di versioni della Convenzione, prima della 42esima, quella definitiva, che gli Uffici comunali licenziano il 21 luglio 2020. E che, ovviamente, vede espungere questa parte dei lavori sulla via del Mare da quelli da realizzare prima dell’apertura dell’impianto.

PALLOTTA CIAO CIAO, ARRIVANO I FRIEDKIN
Ma siamo alla vigilia del cambio di proprietà. Neanche quindici giorni dopo, James Pallotta lascia e vende tutto al Gruppo Friedkin. Che arriva, guarda, ascolta, controlla. Tutto in silenzio. E, poi, a fine febbraio, decide: Tor di Valle e questo progetto non ci interessano più. Addio.
La querelle con Eurnova e il Comune inizia e va avanti da settimane.

LO STADIO ANCORA SPOT ELETTORALE
La Raggi ha fretta: vuole essere lei a cancellare Tor di Valle per poter incassare qualche spot di pubblicità elettorale: come nel 2016 era merce elettorale (“ritiriamo la delibera“) nel 2021 torna ad esserlo perché la Raggi vuole essere colei che annuncerà la nuova area.
Solo che la sua maggioranza è sempre più sgretolata: anzi, non c’è più. 

IL TEMPO STRINGE STRINGE
E il tempo stringe: nel momento in cui saranno indetti i comizi elettorali (60 giorni prima delle elezioni) il Consiglio comunale rimarrà in carica solo per il disbrigo degli affari correnti.
C’è la pausa estiva in mezzo. Quindi, pur non avendo ancora la data ufficiale del voto, alla Raggi resta tutto il mese di luglio e uno scampolo all’inizio di agosto. Da vedere se ci sarà qualcosa ancora a fine agosto ma, appunto, questo dipende dalla data del voto.

Considerando che manca alla Raggi la maggioranza, il Consiglio può funzionare solo in seconda convocazione, quando bastano 16 presenti per la validità della seduta. Di fatto, quindi, questo significa che ogni seduta raddoppia: la prima volta si va in convocazione ordinaria, quattro chiamate, niente numero legale, scioglimento della seduta e rinvio a quella successiva in seconda.
E non è detto che i Consiglieri siano così convinti di voler votare questo atto che presenta tantissimi punti critici.
A partire dal fatto che sarà obbligatorio prevedere l’accantonamento delle somme necessarie a coprire una eventuale sconfitta in Tribunale: da 200 a 400 milioni di euro da bloccare per un quinquennio per uno spot elettorale.

Ultima questione: nel 2017 furono 28 i Consiglieri che votarono a favore del rinnovo del pubblico interesse allo Stadio.

I 28 votanti a favore della delibere 32/2017 sul Pubblico interesse allo Stadio della Roma

Di questi 28: 3 si sono dimessi nel frattempo, 3 sono diventati assessori lasciando il seggio in Consiglio comunale, 6 sono passati all’opposizione e 2 sono ancora coinvolti nelle inchieste “Rinascimento” e “Congiuntura Astrale” fino alla celebrazione del processo:

 

Ai 6 dimessi ne sono subentrati altri 6. Per cui, il quadro dei voti a favore della revoca è di 14 “sopravvissuti” del voto del 2017 più 6 nuove entrate:

Il problema dell’eventuale causa di risarcimento è appannaggio dei 14 “sopravvissuti” che Eurnova potrebbe chiamare a rispondere dei danni.

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