• sabato 31 Luglio 2021 14:13

Sembra roba da archeologi: la foto di Virginia Raggi, appena eletta Sindaco di Roma, che entra in Aula Giulio Cesare per il discorso di insediamento, circondata da 48 consiglieri plaudenti, in una specie di passerella che doveva essere storica, con tanto di figlio fra gli scranni dell’aula.

Link scaricabile: il discorso di insediamento pronunciato da Virginia Raggi il 7 luglio 2016 (Pdf)

Alla vigilia esatta del quinto anno, di quell’immagine non rimane nulla: 10 consiglieri se ne sono andati. Quelli rimasti, gareggiano con i comici di Zelig in improbabili metafore, adombrando complotti sempre più risibili. E dei 19 rimasti, fatto salvo un gruppetto (i comici), gli altri hanno più di un mal di pancia.

La prima a lasciare fu Cristina Grancio. Era l’alba del 16 aprile 2018 e il casus belli fu lo Stadio della Roma: la Raggi decide di tradire gli impegni assunti in campagna elettorale di cancellare il progetto e la Grancio viene espulsa in malo modo per aver osato criticare questa decisione.

Meno di due anni dopo, è Monica Montella a ricalcare lo stesso sentiero: 19 febbraio 2020, nuova espulsione. Critica sullo Stadio e su molte altre decisioni, specie di Urbanistica, pignola fino all’affettazione, alla fine sono i suoi ad allontanarla.

L’annus horribilis però è il 2021. Ad inizio agosto 2020, la Raggi annuncia la decisione di candidarsi per un secondo mandato. È l’ennesimo tradimento a tutti i principi dei grillini: il vincolo dei due mandati e la scelta popolare dei candidati. La Raggi no, impone la propria presenza. Forte dello sgretolamento a tutti i livelli del mondo creato da Beppe Grillo, lei rimane uno dei pochi punti di forza, almeno per chi non vive nella città da lei amministrata. Il MoVimento avrebbe dovuto ingoiare il “no” alla ricandidatura di Chiara Appendino, l’altra donna simbolo del grillismo al potere, e non può permettersi di perdere pure Virginia Raggi.

Ma in Campidoglio questa decisione fa storcere il naso a molti che sanno bene quale sa la realtà della città al di là dell’apparenza social propagandata dalla macchina mediatica.

La prima del nuovo giro di valzer è Agnese Catini, presidente della Commissione Servizi sociali che lascia il 18 febbraio 2021 che molla con. una feroce polemica sul trattamento (“come servi”) riservato ai Consiglieri comunali.

Ad aggravare la situazione, subentrano dinamiche specifiche: la decisione della Raggi di indicare Monte Carnevale come sito per la discarica (31 dicembre 2019) spinge definitivamente fuori Simona Ficcardi, consigliera dell’area, già in difficoltà dopo che il marito, Marco Cacciatore, aveva abbandonato (30 giugno 2020) i 5Stelle in Regione Lazio in polemica proprio con le decisioni sulla Valle Galeria (di cui Monte Carnevale è parte). La Ficcardi molla sei giorni dopo la Catini, il 24 febbraio 2021.

Non passa neanche un mese e se ne va un’altra Consigliera: Gemma Guerrini, altra pasionaria dell’Urbanistica in stile grillino della prima ora, che molla il 23 marzo, attaccando la Raggi: “non sosterrò nessuno che appoggerà la sua ricandidatura”.

Poi è il turno di Marcello De Vito. La rottura fra De Vito e il mondo grillino è antica: De Vito corre nelle comunarie 2016 contro la Raggi per chi dovrà fare il candidato sindaco. E perde. Dopo la diffusione di un dossier contro di lui. Tuttavia è il più votato. E diventa presidente del Consiglio comunale. Viene spesso ritenuto dal cerchio magico della Raggi la fonte di molti guai mediatici cui il Sindaco va incontro. Ma, tutto sommato, il rapporto resta stabile anche se certo non caldo d’amore. Poi arriva la vicenda dello Stadio della Roma che, in qualche modo, ha segnato l’intera consiliatura della Raggi. Dopo la prima ondata di arresti (quelli dell’Inchiesta Rinascimento che vede il progetto Tor di Valle fare da sfondo per presunte tangenti e il processo non si può certo considerare un fulmine di guerra), De Vito viene arrestato in una seconda tranche dell’indagine, chiamata “Congiuntura Astrale”. L’accusa è, anche per lui, quella di aver asservito la propria funzione a interessi privati in cambio di favori. E viene sbattuto in galera. Siamo al 20 marzo 2019.

L’astio accumulato da tempo contro di lui da molti grillini esplode. Roboanti rodomontate sulla sua immediata espulsione servono ai grillini per rifarsi una verginità consegnando alla pubblica gogna uno dei loro per non essere risucchiati dal vortice del “siete come gli altri”. E come spesso accade sono gli amici più intimi i primi a pugnalare alle spalle De Vito che dal carcere non può rispondere né replicare. Quando lo farà, con una accorata lettera, sarà ancora membro del Movimento. Parte la corsa a prenderne il posto come Presidente del Consiglio. Ma la saggezza dei regolamenti comunali impedisce uno scempio giuridico.

Uscirà dal carcere dopo che la Cassazione avrà fatto a pezzi l’inchiesta della Procura. E riprenderà il suo posto sullo scranno più alto dell’Aula Giulio Cesare. Da cui scruterà i suoi ex amici e ancora colleghi di partito con atteggiamento decisamente più super partes di quanto aveva tenuto fino al suo arresto. Inizia una forma di opposizione (via via sempre meno diplomatica) alla Raggi che sfocerà in una serie di iniziative a tutela del Consiglio comunale (sul rispetto del ruolo dll’Aula) e su temi come il commercio fino ad avere scontri a suon di insulti con alcuni membri del suo stesso partito.

Alla fine lo strappo si consuma il 24 maggio 2021: De Vito molla i 5Stelle e entra in Forza Italia.

L’ultimo addio è di gruppo: i quattro dissidenti che sin da fine 2020 avevano tenuto sotto scacco la Giunta facendo una la stampella della Raggi e l’altra togliendogliela da sotto, annuncia l’addio.

Il 1 luglio 2021 vanno via tutti insieme: Enrico Stefàno, presidente della Commissione Mobilità; Angelo Sturni, presidente della Commissione Statuto e Innovazione tecnologica; Marco Terranova e Donatella Iorio.

In Aula ora siedono solo 19 Consiglieri di quella che nel 2016 era la granitica maggioranza dei 28 a sostegno della Raggi. E di questi 19, una pattuglia di almeno 3 o 4 è tutt’altro che pronta ad immolarsi come martire sull’altare di Virginia Raggi.

Le opposizioni passano dai 20 del 2016 ai 29 di oggi.

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