• venerdì 17 Settembre 2021 09:50

Era il 24 maggio scorso quando le agenzie battevano il diktat di Virginia Raggi: “Atac deve riaprire tutti gli impianti (scale mobili e ascensori) rimasti chiusi fino a oggi per contingentare i flussi come previsto dalle norme anti-Covid”.
Sono passati oltre due mesi da quel giorno e ci sono ancora 18 impianti fermi per il Covid. Oltre gli altri, ovviamente.
Il computo lo fornisce Atac che certifica come alla data del 27 luglio vi siano 139 impianti fermi: 75 scale mobili, 57 ascensori, 4 tapis roulant e due servo scale.
Detto che di questi 139, 18 sono bloccati per il Covid e non si capisce come mai visto l’ordine dato all’Azienda dalla Raggi, ne restano un bel numero fermi per i ritardi accumulati negli anni.

Link (27 luglio 2021) – Il file di Atac sull’andamento degli impianti fermi

Ad esempio, ci sono 48 impianti fermi per fine vita tecnica: dopo 30 anni di non sempre onorato servizio, scale mobili e ascensori vanno in pensione e vanno sostituiti. Non è esattamente un evento imprevedibile eppure il Campidoglio grillino è riuscito ad arrivare in ritardo. Gare tardive, lavorazioni in corso ma scale ferme. E, come è noto, due stazioni della metro B ancora sono chiuse: Policlinico e Castro Pretorio, cioè quelle che servono niente meno che l’Università La Sapienza, il Policlinico Umberto I e la Biblioteca nazionale centrale.
Stando ai dati forniti da Atac, dei 48 fermi, 30 lo resteranno a lungo. Diciotto sarebbero in fase di collaudo, gli altri non si sa. A questi 48 se ne aggiungono altri 28 fermi in attesa di collaudi: abbiamo chiesto ad Atac di consegnare le date di richiesta dei collaudi agli uffici ministeriali, ma l’Azienda si è ben guardata dal farlo.
Infine, ci sono altri 45 impianti fermi per cause manutentive: ovvero stanno in officina. Anche qui, Il Tempo aveva chiesto dettagli specifici, ma l’Azienda svicola e si nasconde.
Si limita a dichiararne 19 fermi per “manutenzione correttiva”; 10 fermi per problemi strutturali; 6 per lavori in corso nelle stazioni; 10 per la sostituzione della catena che muove i gradini. Per 7 di questi ultimi 10 vale la grandiosa scusa del Covid: “in attesa della consegna dei materiali ritardata dall’emergenza sanitaria”, ormai l’ombrello protettivo per ogni disservizio. Uno ultimato ma in attesa di verifica. Di due se ne sono perse le tracce.
Va evidenziato, tuttavia, un pallido miglioramento rispetto all’ultimo monitoraggio che l’Azienda aveva fornito, a metà aprile scorso, in Commissione Mobilità: all’epoca il totale degli impianti fermi era 186. In diminuzione gli impianti bloccati per problemi strutturali (da 17 a 10), quelli per la sostituzione della catena (scesi anch’essi da 17 a 10) e quelli bloccati per manutenzione correttiva (da 26 a 19).

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