• venerdì 17 Settembre 2021 09:03

A settembre potrebbe ricominciare la giostra maleodorante dei rifiuti. Ama si muove in anticipo e scrive una bella lettera a tutte le varie autorità e, così, lunedì pomeriggio ci si rivede tutti in Prefettura: Comune, Città Metropolitana, Regione, Ministero della Transizione ecologica.
E l’Ordine dei Medici di Roma paventa un settembre in emergenza sanitaria.
L’ultima lettera di Ama parla del rischio che a settembre rimangano in strada oltre mille tonnellate al giorno di indifferenziato, praticamente la metà di quante ne produca la città.

Link (7 agosto 2021) – La lettera di Ama al Prefetto sul rischio rifiuti a settembre

Il problema è che il sistema escogitato da Regione e Comune, cioè portare i rifiuti in impianti fuori città, non funziona. La crisi romana si incastra con la crisi di Latina dovuta alla mancanza di discariche dove portare i rifiuti trattati in loco. Civitavecchia è ormai in esaurimento e una volta un’azienda, una volta un’altra ci sono i problemi contingenti ordinari come le manutenzioni degli impianti che, quindi, diminuiscono la quantità di rifiuti trattati.
Per cui, alla fine, basta un intoppo qualunque e tempo qualche giorno e ricompaiono i cumuli di rifiuti attorno ai cassonetti: Ama non può più raccoglierli perché non sa dove portarli.
Il sistema, dunque, non funziona e certo i palliativi, come riaprire forzatamente la discarica di Albano Laziale chiusa dal 2016, al massimo possono alleggerire la pressione. Il nodo è sempre lo stesso: Roma città produce più rifiuti di quanti riesce a trattarne e a smaltirne.
Deficit di smaltimento dovuto a due elementi.
Il primo, la volontà politica dei 5Stelle, pervicacemente ostentata per un quinquennio, di negare la necessità di impianti inseguendo la chimera della raccolta differenziata, poi, di fronte ai cumuli di immondizia e alla differenziata ferma del mondo reale, di negare la possibilità di realizzarli a Roma.
Secondo elemento: la Regione Lazio che, con il proprio Piano Rifiuti del 2020, ha scelto esattamente la stessa strada dei grillini ovvero niente nuovi impianti e chimera della differenziata.
Sulla questione interviene anche l’Ordine dei Medici di Roma che per bocca del suo presidente, Antonio Magi, chiede la fine del sistema delle “toppe” e l’adozione di un vero “un piano strutturale”. “Il problema della spazzatura in strada e del conseguente rischio sanitario poteva esserci già adesso, fortunatamente è agosto e la città è semivuota. A settembre c’è il pericolo che la questione esploda nel peggiore dei modi. Ma se si lavora immediatamente, senza aspettare, credo potremo evitare tutto questo. Cerchiamo di evitarlo, per la salute di tutti. Bisogna mettersi a un tavolo e fare un piano industriale serio. Non è la prima volta che l’Ama lancia allarmi dopo il rifiuto degli impianti al conferimento della spazzatura”, ricorda Magi. “E già come medici siamo intervenuti con forza pochi giorni dopo il primo allarme, perché i cumuli di rifiuti lasciati per strada rappresentavano un rischio epidemico serio. Speravo che con la campagna elettorale si mettessero d’accordo tutte le parti su questo argomento vitale, per non fare una figuraccia collettiva, sia Regione che Comune. Ma non vedo accordi al momento”.

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